Giacomo Cosenza -

Tecnologia

26/12/07

Regalo di Natale

Oggi mi faccio un regalo di Natale. Annuncio che l'ecommerce di La Feltrinelli è finalmente aperto al pubblico. Non sono mai stato superstizioso (ho fondato Sinapsi di venerdi 17), ma cauto si. Quando con Sinapsi e OpenMind vincemmo la gara per la realizzazione dell'ecommerce di La Feltrinelli, decidemmo di non prendere alcuna iniziativa di comunicazione. I tempi erano strettissimi e il lavoro da fare moltissimo. Ragioni più che sufficienti per comportarsi come Trapattoni: non dire gatto se non ce l'hai nel sacco. Non è stata scaramanzia, ma semplice prudenza. Ma adesso posso dirlo. Ci siamo riusciti, con molta fatica, ma ci siamo riusciti. Ma cosa ha di particolare l'ecommerce di La Feltrinelli?

Per il momento cito una sola particolarità. E' stato realizzato interamente con pacchetti open source per piattaforma java. Si va dal content management system magnolia, all'orchestratore mule, passando da spring, da hibernate e altre amenità del genere, il tutto ospitato sul mai abbastanza riverito apache tomcat. Inutile dire che  i sistemi operativi sono gnu/linux. Avete presente quando si parla di riduzioni dei costi di licenza d'uso? Eccovi serviti. E' nei progetti di medie e grandi dimensioni che l'impatto dell'open source sui costi zittisce tutti i soloni che si ostinano a citare gli studi sui TCO e sui quadranti magici dei prezzolati analisti di mercato. CIO della Pubblica Amministrazione e delle grandi imprese dove siete? Anybody home?  Non ostinatevi a comprare costosissime licenze proprietarie per oltre 5 miliardi all'anno che alimentano, se va bene, i laboratori R&D delle imprese straniere. Copritevi il capo di cenere e imparate a spendere meno e meglio. Imparate a rendere competitivi i vostri servizi digitali utilizzando l'open source. Cosa credete che faccia Google? E voi pensate di essere più furbi di loro? E poi ve ne dico un'altra, tanto grossa quanto vera. Il 10% di zero è zero. Qualsiasi percentuale di zero è zero. Chi ha orecchie per intendere in tenda, tutti gli altri in roulotte (è una battuta del liceo, ossia di 30 anni fa, ma rimane buona). E fareste anche un buon servizio al vostro paese, perché questa è anche politica industriale. Si formano persone che hanno conoscenza nell'era della conoscenza. Si aiutano le piccole imprese dell'ICT a crescere di dimensioni sul mercato locale per poi provare a fare il salto sui mercati internazionali. Ma lo sapete che i costi del lavoro intellettuale in Italia sono i più bassi d'Europa? E voi fareste anche l'outsourcing di Babbo Natale in India? L'India siamo noi. 

Qualche altra cosa la racconterò più avanti. E' pur sempre Natale anche per me.

Nova100 tags: , ,

16/12/07

Stigma e DRM/5 - TPM

Nella mailing list di Digital Media in Italia accadono le stesse cose che Sandrone Dazieri ha descritto benissimo in un suo post di qualche tempo fa e che non saprei esprime meglio. Ciò detto, mi interessa mettere in rilievo una delle tipiche leggende internettiane che, di link in link, assumono lo status di verità.

La colpa di questa trasfigurazione, nella maggior parte dei casi, dipende dalla superfialità di chi linka. Si tende a prendere per buono, per esempio, il post di x che dichiara di avere scritto un programma software (e sicuramente lo ha fatto) che utilizza un'implementazione di interfacciamento con il diavolo (il Trusted Platform Module) e che al momento dell'esecuzione del programma che ha scritto gli chiede un certificato digitale per essere eseguito. Il certificato costa x, e quindi questo dimostrerebbe la malvagità del TPM e del DRM che, senza TPM, potrebbe essere crackato in pochissimo tempo (la sicurezza software è molto meno sicurezza della sicurezza hardware).

Bella dimostrazione, certo, della superficialità di chi l'ha scritto, ma soprattutto di chi l'ha cominciato a linkare come se fosse l'oracolo divino, per altro aggiungendo il seguente ringraziamento al programmatore x:

Grazie di aver condiviso la tua esperienza, mi e’ tornata molto utile. Sto discutendo con delle persone che vogliono fare un DRM interoperabile di Stato per risolvere i problemi delle major… roba da pazzi…

I pazzi saremmo noi di Digital Media in Italia. Noi vorremmo risolvere i problemi economici delle major? E per farlo introdurremmo una piattaforma di gestione dei diritti d'autore interoperabile? E la sua tesi si baserebbe sul post del programmatore di cui sopra? Forse nessuno ha detto al programmatore che prima di trarre conclusioni affrettate avrebbe almeno potuto verificare se per caso non ci fosse la possibilità di creare una certification authority del software libero/open source che potesse emettere certificati del software libero e open source. Forse non ha considerato che proprio il TPM dimostrerà la superiorità del modello di sviluppo aperto del software e che proprio quel tpm potrà servire a costruirci la certezza del rispetto della privacy, perché nel codice sorgente leggo cosa fa il codice, il codice compilato è garantito essere compilato a partire da quel codice sorgente e, conseguentemente, sulla mia macchina vengono eseguite solamente i programmi che so esattamente cosa fanno delle mie risorse e dei miei dati.

Certo, molto peggio del programmatore ha fatto il linkettaro. Qui fuori ce ne sono a badilate a costruire falsità e stigma verso questo o verso quello. A loro basta linkare e scrivere, scrivere, scrivere, e pontificare sui massimi sistemi costruendo le loro argomentazioni su assunzioni indimostrate o addirittura false.   La verità è che c'è ancora molto da capire del social networking e al momento vincono troppo spesso le leggende internettiane, come la migliore barzelletta sulle bionde.

Nel mio piccolo cerco di piegare il bastone dall'altra parte, sperando che Cartesio avesse ragione almeno in questo.

Nova100 tags: , , , ,

07/12/07

Stigma e DRM/4 - L'idiozia francese

Come alcuni sanno già, in Francia sta andando in onda una dei paradigmi della conservazione. Con il pretesto della difesa della proprietà intellettuale sotto forma di downloading illegale di tantissima musica e sempre più film, si sono inventati un ponte levatoio per fare passare solo i bit che gli pare. Anzi li fanno passare anche tutti i bit, ma poi ad alcuni, un poco meno binari e più fantasiosi di altri, decidono di portali da un'altra parte e li picchiano come tamburi. Complimenti mister Sarkozy, preferivo la testata di Zidane.

Per valorizzare i bit creativi, non c'è bisogno di mettere ponti levatoi ad ogni castello della rete. Bastano:

  • la bestemmia DRM addolcita dalla "i" davanti, quella che sta per interoperabile;
  • un poco di fantasia con i sistemi di micropagamento;
  • i più aperti dei castelli della rete, quelli senza ponti levatoi e senza giardini recintati intorno.

Basta la proposta di Digital Media in Italia.

Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento, consiglio di leggere l'appello di Leonardo Chiariglione. A tutti gli altri, quelli che capiscono e quelli che no, consiglio invece di firmarlo, a occhi chiusi. Fidatevi di un cretino.

Nova100 tags: , , , , , , ,

18/11/07

Stigma e DRM/3

Avendo deciso di prendere il toro (il DRM) per le corna (lo stigma), dovrei esaminare le argomentazioni contro il DRM di tutti o quasi i movimenti a difesa dei consumatori o del software libero/aperto. Il materiale in rete è tanto vasto  che mi è impossibile tracciarlo per intero o anche solo categorizzarlo. Per chi volesse avere un'idea di quanto lo stigma del DRM sia cresciuto negli ultimi anni può consultare i contenuti di drm.info il cui mantra è  "defective by design". Il sito contiene anche i riferimenti a molti altri siti che stigmatizzano in più lingue il DRM.  Solo la schizofrenia soffre di una maggiore maledizione sociale. Ma di quale DRM si parla tanto male? Di tutti, facendo di ogni erba un fascio. La rete è potente, è un insieme quasi illimitato di microfoni aperti che parlano, uno per ogni indirizzo IP, ma l'intelligenza ce la dobbiamo mettere noi. Non basta copiare qui e li, linkare questo o quell'altro, googlare a destra e a sinistra (meglio wikipedia, se volete un consiglio). Dobbiamo metterci intelligenza e, ancora prima dell'intelligenza, bisogna  sudare, come Giacomo Leopardi, sulle carte, e anche sui bit. Al sudore e all'intelligenza non basta sostituire la passione ideologica per capire come stiano davvero le cose. Dobbiamo tutti prendere in mano il manuale del giornalista in 24ore e andare a verificare le fonti delle notizie e delle affermazioni, dobbiamo andare più lenti e più profondi. E' faticoso, lo so, ma non abbiamo alternative se vogliamo capire come stiano le cose. Lo stigma verso il DRM, se è meritato per tutti i DRM di cui parla drm.info non lo è per quello definito all'interno di DMP (Digital Media Project) e che va sotto il nome di IDP (Interoperable DRM Platform). IDP, o iDRM (interoperable DRM) come mi piace chiamarlo, è una bestia parecchio differente da tutti i DRM che avete mai visto, ma per scoprirlo bisogna studiare. Potrò indicarvi qualche scorciatoia, fornirvi qualche sintesi, qualche principio, qualche spiegazione, ma per parlarne con cognizione di causa bisogna studiarlo, bisogna sudarci sopra quasi quanto quelli che ne hanno create le specifiche tecniche, Leonardo e Filippo Chiariglione primi tra tutti.

Ecco, dopo questo sfogo, nei prossimi post comincerò davvero a parlare di iDRM.

Nova100 tags: , , , , , ,

15/11/07

Stigma e DRM/2

Nel precedente post dedicato allo stigma del DRM ho solo annunciato il tema di questa serie. In questo secondo post ho intenzione di cominciare a prendere il toro per le corna.

Per come lo conosciamo da consumatori, il DRM viola numerosi diritti che pensavamo acquisiti nella nostra passata esperienza analogica, il più evidente dei quali, anche se non il solo, è la libertà di scegliere il player con cui godersi quanto acquistato legalmente in rete. E il movimento dell'open source non si è certo lasciato sfuggire l'occasione per screditare ulteriormente una filosofia commerciale basata sulla limitazione dei diritti dei consumatori, reinterpretando l'acronimo del DRM come Digital Restrictions Management.
I giudizi negativi rivolti al DRM sono tanto meritati da avere trovato supporto anche presso alcuni legislatori europei e la sua applicazione ai prodotti dell'industria dell'intrattenimento sembrerebbe essere giunta al capolinea, visto che persino nella recording industry c'è chi sta già rinunciando all'uso del DRM per la protezione di buona parte dei propri cataloghi digitali.

Partendo da simili posizioni parrebbe a prima vista impossibile, soprattutto per chi come me ha sempre sostenuto il FOSS anche per motivi di politica industriale nazionale, saltare la barricata per sostenere che il DRM non è un mostro cattivo, ma persino indispensabile, insieme ad altri interventi tecnologici e normativi, ad abilitare il futuro dei digital media in Italia e nel mondo senza che i ricavi, per ora molto modesti, rimangano comunque nelle mani dei soliti noti, invece di fluire ad alimentare una nuova generazione di artisti e di intermediari tra loro e i consumatori.

Nova100 tags: , , , , ,

12/11/07

Stigma e DRM/1

Questo è il primo di una serie di post che dedicherò all'innominabile tecnologia di gestione dei diritti d'autore, meglio conosciuto come DRM (Digital Rights Management).

Chi mi conosce solo per le battaglie contro la brevettabilità del software che mi hanno portato anche a Bruxelles o per il mio convinto sostegno al FOSS (Free & Open Source Software), potrà avere l'impressione che mi sia andato di volta il cervello. Chi, invece, mi conosce anche per la partecipazione al gruppo dmin.it non troverà nulla di particolarmente sorprendente in questa serie di post che dedicherò alla rimozione dello stigma che il DRM si è conquistato presso gran parte dei consumatori e presso i sostenitori del FOSS. Arriverò, al termine di questa serie, persino a ribaltare il giudizio sul TPM (Trusted Platform Module), ossia il diavolo in persona.

Parlerò spesso durante questa serie di post  della proposta di dmin.it per i digital media, perché la ritengo molto seria e decisamente interessante per il nostro paese. Tuttavia, pur essendo uno dei membri più attivi di dmin.it, non posso certo rappresentarla in questo spazio personale. Tutto quello che scriverò non rappresenterà quindi la posizione ufficiale di dmin.it sul DRM, sul TPM o su qualsiasi altro tema relativo ai digital media.

In passato ho scritto un articolo sul DRM di Sony-BMG, solo apparentemente in contrasto con quanto andrò a sostenere in questa serie. Se avete voglia di perdere 10 minuti del vostro tempo leggetelo. Credo sia un buon punto di partenza.





Nova100 tags: , , , , , ,

30/10/07

Filmotech/2

In un suo recente post Luca De Biase, raccontando di Filmotech mi chiama in causa, attribuendomi un'idea su cui sto lavorando e che, accoppiata con il marketplace di Filmotech potrebbe, a suo benevolo giudizio, avere un grande futuro. Premetto che l'idea è nata circa un anno e mezzo fa sotto un grande castagno a casa di Leonardo Chiariglione. Come consueto, quando ci vediamo da lui, a Villar Dora, la moglie Anna ci prepara pranzetti succulenti, immancabilmente innaffiati dal vino prelibato del loro piccolo vigneto.  Sono i momenti più creativi dei nostri lunghi incontri cui partecipano sempre, e molto attivamente, sia Filippo che Riccardo, a volte anche Isabella, i tre splendidi figli di Leonardo. Mi fanno sentire in famiglia, anzi mi fanno sentire della famiglia. Leonardo è un uomo soprannaturale per tanti motivi, ma quello che impressiona più di ogni altra cosa è la sua capacità di tirare fuori del buono anche da zucche vuote come la mia. Quel giorno mi ha tirato fuori le basi di quello che sarebbe diventata la proposta di Digital Media in Italia per il sistema di pagamento dei contenuti digitali, che noi chiamiamo sempre digital media. Dopo qualche mese, a una riunione di Digital Media in Italia Stefano Quintarelli, altro instancabile lavoratore e organizzatore, disse: "ragazzi, qui c'è da capire come fare incassing, altro che paying". In pieno ferragosto 2006, mentre me ne stavo beato a Sestri Levante, mi arriva la telefonata di Leonardo:  "Mimmo, ti ricordi quando pranzammo sotto il  castagno? A settembre dobbiamo presentare la proposta completa di Digital Media in Italia , riesci  a buttare giù un paio di paginette per il sistema di pagamento dei digital media per completare la proposta con l'incassing di Stefano?". Come fai a dire di no a Leonardo che ha dedicato tutto se stesso al mondo intero? Impossibile, la sua generosità è contagiosa. Mi trovavo senza connessione internet, quindi senza neppure poter scopiazzare qui e li qualche idea, ma con mio nipote Harald di 14 anni nei dintorni. Ed è stato grazie  a lui, facendo domande a un piccolo adolescente, che ho cominciato a capire qualche cosa. Mi sembrava di essere in un dialogo maieutico di Socrate. Io non ho inventano nulla, era già tutto nella testa di mio nipote Harald. A maggio del 2006 ho presentato al convegno Top-ix di Torino le slide che trovate più sotto, per introdurre il percorso che ha portato alla definizione delle specifiche tecniche del sistema di micropagamenti di Digital Media in Italia. L'idea che Luca De Biase ha generosamente giudicata come innovativa e a complemento di Filmotech credo sia quella che introduce il concetto di incentivazione nel sistema dei micropagamenti. Nessun merito mio, ma di Leonardo, di Stefano e, soprattutto, di Harald Cosenza.

Continua a leggere "Filmotech/2" »

Nova100 tags: , , , , , ,

Cina al virtuale

Leggo su The Register un articolo sulla campagna di virtualizzazione della Cina. SWSoft, produttore di soluzioni di virtualizzazione, ha fatto un accordo con Inspur, costruttore cinese di hardware in forte crescita. L'obiettivo è virtualizzare la Cina prima che VMWare impari a parlare il cinese.

Nova100 tags: , , , ,

27/10/07

Barocco-Tech

Sto scrivendo la descrizione delle strategie e della linea di prodotti per il business plan di una start-up molto tecnologica in cui la mia azienda sta investendo. Per altro, giusto per essere conseguenti al contenuto di un mio precedente post, l'abbiamo fondata a San Francisco, mentre l'R&D rimarrà in Italia.  Il business plan di una start-up ha lo scopo di convincere degli investitori a finanziarne lo sviluppo in cambio di una certa quota di azioni il cui valore, sperabilmente, aumenterà in un tempo relativamente breve  (tre anni o giù di li). Dopo avere scritto le prime 2 pagine, ho chiesto a una persona molto cara, è un artista, di provare a leggerle. Me le ha commentate in rosso e verde. A parte la sostituzione del blu con il verde, assomigliava in tutto a un ben brutto compitino da scuola elementare degli anni '60. La cara persona non mi ha dato il voto, ma il giudizio si: barocco-tech. E' un suo bellissimo neologismo, come solo gli artisti sanno inventare, e si applica magnificamente non solo alle mie due brutte paginette, ma a quasi tutte gli articoli di tecnologia che leggo quotidianamente. Adesso mi sto esercitando a togliere tutto quel barocco-tech dal testo  e così facendo mi accorgo di quanto sia difficile raggiungere quella semplicità che sa parlare, senza nulla perdere in precisione, alla profondità di un(a) artista. Se quello che riscriverò saprà toccarla, allora anche gli investitori rimarranno incantati e io e i miei soci le saremo debitori. Sarà come essere debitori all'arte che non è un lusso, è una necessità. Grazie Domiziana.

Nova100 tags: , ,

25/10/07

Convergenze pericolose

Ci sono convergenze e convergenze. Ci sono quelle che verticalizzano i prodotti e i servizi, come le IPTV con le quali, ammesso che la loro idea di costruire walled garden abbia senso, i content provider e i consumatori rischiano di venirne fuori con le ossa rotte. E ci sono quelle che deverticalizzano prodotti e servizi, rendendo i mercati più competitivi. Di una di queste convergenze ho parlato in una intervista che mi ha fatto Antonio Savarese e che è appena stata pubblicata su Data Manager Online. Si tratta dell'esplosiva convergenza tra Open Source e Open Standard.

Nova100 tags: , , , ,

17/10/07

L'India siamo noi

Oggi stavo leggendo la presentazione di un'azienda di tecnologia informatica fondata da italiani in Silicon Valley e che in Italia ha pure il centro di ricerca e sviluppo. La razionalità di questa strategia apparentemente sorprendente risiede in buona parte in un paio di dati:

  • il primo: in Italia c'è una densità doppia di laureati in discipline scientifiche e tecniche rispetto agli Stati Uniti. Sarebbe interessante avere qualche numero sullo stesso rapporto rispetto a Danimarca, Finlandia, Svezia, ecc.
  • il secondo: il costo del lavoro dei laureati in discipline scientifiche e tecniche in Italia è tra i più bassi d'Europa.

Tempo fa un amico che lavora in una multinazionale del software, mi diceva che una parte degli sviluppi vengono fatti in Italia perché ha il costo del lavoro tra i più bassi di tutte le sedi internazionali in cui è presente.

La domanda è: ma se abbiamo un buon numero di tecnici all'altezza della situazione e se costano anche poco perché l'Italia non riesce ad attirare i capitali di investimento?  Zingales, giovane economista italiano di una certa fama anche internazionale, ha più volte scritto e detto che il principale problema dell'Italia è la lentezza e l'incertezza della giustizia. Due caratteristiche che premiano gli imprenditori italiani senza capitali, ma con molti amici nei palazzi che contano: quelli della politica e quelli delle banche. Avrà ragione lui? A me pare di si.

Nova100 tags: , , , , , ,

07/10/07

Discografia nel pallone

Lo sanno già tutti. La giuria della corte dello stato del Minnesota ha inflitto una multa di circa 220 mila dollari a Jammie Thomas per avere violato la legge americana sul copyright.  La violazione riguarda 24 canzoni che Jammie Thomas ha scaricato e condiviso illegalmente dalle reti p2p Kazaa delle circa 1700 per le quali era imputata. Ne parla anche Nòva100 in un post di Claudio Ferrante che si domanda "se punirne uno per educarne cento sia la soluzione giusta". Qualche giorno prima della sentenza del Minnesota, e anche questo lo sanno già tutti, il gruppo progressive rock  Radiohead ha lanciato una campagna marketing (perché di marketing si tratta) che consentirà dal 10 ottobre di scaricare i file del nuovo album, lasciando ai fan medesimi decidere quanto pagare. Senza questa operazione non avrebbero certo visto vendite di CD o di downloading legale differenti rispetto a tutti gli altri musicisti /o gruppi musicali. In questo modo si sono comunque fatti una pubblicità planetaria a costi pressoché nulli: venderanno qualche prezioso cofanetto in più, qualche fan sarà anche molto generoso a causa del senso di colpa indotto e i loro concerti live saranno più pieni del solito (una volta i concerti si facevano per promuovere gli album, oggi gli album si fanno per promuovere concerti).

Complimenti per il tempismo, ma la l'iniziativa non cambierà assolutamente nulla, cosi come quella uguale e contrartia della RIAA nella causa di cui sopra.

Il mondo della discografia musicale è nel pallone ed è naturale che sia così, visti i bilanci in profondo rosso. Colpi di coda dettati dalla disperazione, degli uni e degli altri.

In Italia c'è una iniziativa che si chiama Digital Media in Italia, alla quale partecipo dall'inizio (novembre 2005) e di cui ho scritto brevemente qui. Non so se sia questo il luogo corretto per riportare il lavoro che stiamo facendo, ma mi piacerebbe molto che Claudio Ferrante e altri operatori del mercato musicale italiano vi partecipassero. Abbiamo bisogno della loro esperienza e di confrontarci con il loro punto di vista.

Nova100 tags: , , , , , , , ,

05/10/07

La luna e il dito

Dai contenuti dei dibattiti che ciclicamente si riaccendono fuori e dentro casa nostra sulla opportunità o meno di separare la rete a banda larga, comunque si intenda la separazione stessa, si ha l'impressione che si continui a guardare il dito e non la luna indicata dal dito.

Il dito è la ricerca spasmodica da parte di tutti del proprio giardino recintato (walled garden), con   la sola esclusione degli artisti senza notorietà massmediatica il cui unico spasmo rischia di diventare quello della fame.

La luna è la massimizzazione della diffusione dei digital media nel rispetto di tutti gli attori che contribuiscono alla creazione di valore aggiunto sulla catena che, passando da vari intermediari, va dai creatori ai consumatori finali.

Continua a leggere "La luna e il dito" »

Nova100 tags: , , , , , ,

24/09/07

Pensavo fosse amore invece era un calesse

Dunque, oggi ho letto un articolo di Vito Lops e dopo un poco ho anche partecipato a una mini discussione con alcuni dei blogger di nova100 tra i quali cito in rigoroso ordine di apparizione:

A parte che a me gli articoli di Vito piacciono sempre "molto più di tanto" perché non le manda mai a dire, nel suo post ho anche trovato molta attinenza con il tema della mini discussione di cui sopra.

Vediamo se c'é qualcuno che legge per davvero questo blog.

Al termine della discussione ho inviato agli amici con cui discutevo questo link. Tenuto conto del contenuto di quest'ultimo link, e del contenuto dell'articolo di Vito, la domanda è:

Di cosa discutevo con i seguenti amici in ordine inverso di apparizione?

 

Nova100 tags: , , , , , ,

11/09/07

Ramblings of a Polymath

Dopo molti anni di silenzio un mio carissimo amico di vecchia data (dalle medie all'università e ancora qualche anno dopo) si è fatto vivo per comunicarmi che aveva aperto un suo blog.  E' stato emozionante riconoscerne lo stile, l'estensione e l'intensione culturale e, infine, l'energia vitale. E allora ho ritrovato anche una parte di me stesso che dormiva da qualche parte e in una discussione privata sui linguaggi di programmazione ho fatto un'affermazione che a lui è molto piaciuta e che riporto

Scrivere codice illeggibile con un linguaggio non tipizzato è facilissimo, ma scrivere codice sublime con un linguaggio tipizzato è quasi impossibile

Nova100 tags: , , , , ,

10/09/07

Prova di dialogo

Questo è un post particolare. E' il risultato della prova di dialogo tra me e Leonardo Chiariglione su un problema di attualità: il voto contrario di ISO al primo passo di approvazione come standard internazionale del formato per i documenti d'ufficio proposto da Microsoft. La conversazione è avvenuta via email nell'arco di un paio di giorni. Io e Leonardo abbiamo post-editato in modo minimale il testo al solo scopo di riprodurre una continuità di dialogo più simile a quello che si sarebbe svolto oralmente.

Ogni settore di attività professionale sviluppa un proprio glossario di termini e di riferimenti i cui significati e/o conoscenza si danno per scontati tra gli addetti ai lavori. Lo scopo è quello di rendere più agile la comunicazione. Tuttavia, così facendo, si crea una barriera di ingresso anche laddove i temi di cui si discute potrebbero essere compresi con estrema semplicità dai non addetti ai lavori, cosa non solo utile, ma persino necessaria quando la discussione tocca argomenti che impattano gli interessi di questi ultimi.

Per questo motivo ho pensato di premettere al dialogo un glossario minimale dei termini che io e Leonardo abbiamo utilizzato o che contestualizzano la nostra conversazione.

Un'ultima precisazione. La trascrizione di un dialogo ha dimensioni parecchio superiori a quelle tipiche dei post dei blog. Chiedo venia al lettore frettoloso o con poco tempo a disposizione. Chi volesse, può scaricare da qui la versione in formato PDF prodotta con NeoOffice (il porting di Open Office per sistema operativo Mac OS X)

Glossario

  • ISO: International Organization for Standardization. International Standards for Business, Government and Society.
  • MPEG: è un gruppo di lavoro dell'ISO/IEC che cura la definizione di un insieme di standard di codifica dei flussi di dati audio/video. Il sito ufficiale di MPEG è ospitato nel sito di Leonardo Chiariglione che lo ha fondato nel 1988 e che tutt'ora lo presiede.
  • UNINFO: L'UNINFO, libera associazione a carattere tecnico, ha lo scopo di promuovere e di partecipare allo sviluppo della normativa nel settore delle tecniche informatiche. In questo ambito l'UNINFO, ente federato all'UNI, opera con delega UNI, a livello nazionale ed internazionale e rappresenta l'Italia presso l'ISO.
  • ECMA: Ecma International is an industry association founded in 1961, dedicated to the standardization of information and communication systems
  • DMP: A not-for-profit organisation with the mission to "promote continuing successful development, deployment and use of Digital Media that respect the rights of creators and rights holders to exploit their works, the wish of end users to fully enjoy the benefits of Digital Media and the interests of various value-chain players to provide products and services.
  • ODF: Open Document Format. ODF è stato approvato come standard internazionale da ISO il 25 gennaio 2007. La più nota famiglia di applicazioni d'ufficio che implementano questo standard è Open Office.
  • PLIO: L'Associazione PLIO, Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org, è un'associazione di volontariato senza fini di lucro che ha come scopo la promozione della versione italiana della suite open source per l'ufficio OpenOffice.org.
  • OOXML: Office Open XML - cfr. ISO/IEC DIS 29500 . Il formato proprietario di Microsoft per i documenti d'ufficio sottomesso con procedura privilegiata (fast-track) attraverso la precedente accettazione come standard da parte di ECMA.
  • <NO>OOXML: il sito web gestito da FFII che ha lanciato la campagna mondiale contro l'adozione di OOXML come standard internazionale per i documenti d'ufficio da parte di ISO.
  • MS Office 2007: la nuova suite Office di Microsoft che adotta il formato OOXML.
  • Open Type: OpenType è un formato di font vettoriale per computer, sviluppato da Adobe Systems e Microsoft Corporation.
  • RAND: Reasonable and Non Discriminatory Licensing. Condizioni ragionevoli e non discriminatorie di licenza dei brevetti necessari per realizzare/usare una implementazione di uno standard (non necessariamente adottato da ISO). Non discriminatorie significa che il prezzo deve essere uguale per tutti. Ragionevole non so cosa significhi, visto che non è definito da nessuna parte.

Continua a leggere "Prova di dialogo" »

Nova100 tags: , , , , , , , , , ,

04/09/07

Goodbye, Bill Gates!/3

Indice dei precedenti post su questo argomento:

Il risultato non è ancora ufficiale, ma c'è già chi, come Carlo Piana, lo considera acquisito. Office Open XML (OOXML), il formato proposto da Microsoft a ISO attraverso ECMA come standard NON E'  PASSATO. Quella che è stata definita una lotta senza esclusione di colpi, anche illeciti, tra Microsoft ed IBM con la prima a portare i propri partner nelle commissioni tecniche nazionali e la seconda a portare rappresentanti del mondo F/OSS sembrerebbe avere penalizzato Microsoft.

Per quanto mi riguarda confermo che tutto ciò sta dimostrando che le regole di partecipazione e di votazione alle commissioni tecniche degli organismi nazionali di ISO vanno riviste, perché non deve più essere consentito  a una azienda privata di navigare nelle pieghe dei regolamenti per comprare uno standard oppure per affossarlo.  Come in Italia sappiamo sin troppo bene, c'è il rischio che "passata la festa, gabbato lo santo".  Però proprio la rete, o meglio i microfoni IP  aperti sulla rete, hanno confermato che quel proverbio, molto italico e persino un tantino mafioso, comincia a non trovare più facile attuazione nel contesto della comunicazione globale. Tenere nascoste le manovre di palazzo diventa sempre più difficile, come lo fu ai tempi della votazione sulla direttiva per la brevettabilità del software. 

Adesso sarà opportuno attendere il verdetto ufficiale, ma sarebbe molto utile conoscere i dettagli di quel voto per analizzarne il senso. Per esempio sarebbe utile scoprire se ci sono "correlazioni" dei voti espressi dai singoli paesi con la rilevanza di quei paesi nel mercato ICT. Credetemi, sarebbe molto istruttivo e mi gioco una cena costosa con il primo che accetta la scommessa che tale analisi confermerà che quando parlavo di "reclutamento di nani e ballerine" non mi sbagliavo.

Nova100 tags: , , , ,

29/07/07

Getting Real & Steve Jobs

Sto leggendomi Getting Real di 37signals dal quale estraggo il seguente bellissimo aneddoto relativo a Steve Jobs:

Steve Jobs gave a small private presentation about the iTunes Music Store to
some independent record label people. My favorite line of the day was when
people kept raising their hand saying, “Does it do [x]?”, “Do you plan to add
[y]?”. Finally Jobs said, “Wait wait – put your hands down. Listen: I know you
have a thousand ideas for all the cool features iTunes could have. So do we. But
we don’t want a thousand features. That would be ugly. Innovation is not about
saying yes to everything. It’s about saying NO to all but the most crucial features.

Derek Sivers, president and programmer, CD Baby
and HostBaby (from Say NO by default)

Ecco perché Steve Jobs è decisamente più avanti di tutti gli altri.

Nova100 tags: , , , , ,

20/07/07

Goodbye, Bill Gates!/2

Dopo l'Italia, ma con numeri ufficiali parecchio più sfavorevoli a Microsoft, anche il Sud Africa non approva la posizione di Microsoft relativamente all'adozione di OOXML come standard ISO.

Questa sagra, solo apparentemente di mera natura tecnologica, sarà ancora  lunga e il risultato finale, visti gli enormi interessi economici in gioco, tutt'altro che scontato. Nelle commissioni tecniche degli organismi nazionali delegati di ISO sta accedendo di tutto, roba da fare impallidire persino il Senato della Repubblica Italiana. Le regole del gioco (di ISO e degli organismi nazionali) cominciano a mostrare i propri limiti. Personalmente ritengo che al giorno d'oggi gli standard del mercato ICT debbano essere considerati a tutti gli effetti "res publica" e come tali partecipati e gestiti.

Vedremo cosa accade.

Nova100 tags: , , ,

18/07/07

Goodbye, Bill Gates!

Indice dei precedenti post su questo argomento:

A quanto pare in Italia l'azione di lobbying di Microsoft all'interno di UNINFO è fallita. Ma è sempre meglio attendere i risultati ufficiali. Le prime indiscrezioni dicono che su 83 votanti, ben 55 si sono espressi a favore della posizione di Microsoft, ossia esattamente  i 2/3 dei votanti, ma per sua sfortuna, si sono dichiarati contrari in 28, ossia più di 1/4 dei votanti. Le Commissioni Tecniche di tutti gli organismi nazionali di ISO hanno tutte invariabilmente registrato un numero impressionante di iscrizioni, anche dove, come in Italia, il costo della stessa non era proprio un cip di partecipazione. UNINFO sorride, finalmente un poco di soldi in cassa.

La cosa più stucchevole è però la scarsissima competenza professionale di moltissimi degli iscritti alla Commissione Tecnica competente sul tema degli standard dei documenti elettronici in formato XML. A dimostrazione di ciò, credo sia giusto ricordare che il nome italiano più nobile, quando si parla di standard, ossia quello di Leonardo Chiariglione, si è sottratto a un simile scempio del buon gusto da parte di nani e ballerine dell'ICT italiana. Come? Non votando. E' una lezione di cultura, di stile e di deontologia professionale per tutti e spero vivamente che se ne accorgano anche negli altri organismi nazionali di ISO.

Immagino che il desolante scenario italiano, il cui incipit è stato incentivato  da Microsoft, si stia replicando a specchio ovunque nel mondo. In Italia Microsoft ha perso una battaglia, forse anche la faccia, ma non è detto che perderanno la guerra.

Simili metodi di reclutamento di nani e ballerine per biechi scopi di cassa sono spesso stati la norma negli organismi di standardizzazione, ma nel secolo della rete delle reti è imbarazzante pensare che il più grande software vendor planetario possa credere di poterla fare franca tanto facilmente.  La rete delle reti ha occhi ovunque e nulla passa inosservato tanto facilmente.

Parafrasando il titolo di un noto film di Wolfgang Becker, mi sento di dire "Goodbye, Bill Gates". Lei è il passato. Il futuro abita, speriamo, in un mondo migliore di quello  in cui lei è abituato a vivere. 

Nova100 tags: , , , , , ,

13/07/07

Libertà e innovazione

Liberty Sono appena tornato da una riunione sulle architetture, diciamo così, societarie. Quelle cose di cui capisco proprio poco, tipo roll up, tag along, drag along e via discorrendo. Durante il viaggio di ritorno di un paio di ore finalmente abbiamo discusso cose di cui spero di capire di più, ossia delle idee che "sintetizzano" attualità/potenzialità tecnologiche con attualità/potenzialità di mercato.

Nella discussione ho capito una cosa: a prendersi per musa la "libertà", in tutte le sue più note accezioni, si vede molto, ma molto più lontano che a prendersi per musa il "denaro", anche se i due incentivi di ispirazione godono di interessanti relazioni reciproche.

In ogni caso è mia opinione e convincimento che la tensione alla o per la libertà produca molta più innovazione della tensione alla o per la ricchezza.

Nova100 tags: , , ,

04/07/07

Social music revolution

LastfmTempo fa sono incappato in last.fm , che è stata recentemente acquisita da CBS per la sorprendente cifra di 280 milioni di dollari. C'è molto di interessante in questa iniziativa che ha ormai quasi 5 anni di vita e che nel tempo ha consolidato parecchie funzionalità per i vari attori delle catene del valore del mercato musicale.

In primo luogo vale la pena di riportare il payoff di last.fm: the social music revolution. In cosa consisterebbe questa rivoluzione? Beh, mutatis mutandis, ma senza neppure particolari sforzi di astrazione, in molto di quanto ha recentemente postato proprio in nova100 Luca De Biase. Mi riferisco in particolare a  questo post in cui Luca riporta la notizia della ricerca sponsorizzata da DoubleClick, secondo la quale il passaparola è diventato il "medium" più influente per i consumatori americani. Ma mi riferisco anche a quest'altro interessante post di Luca che riporta la lista delle reti di blog che facilitano la possibilità di guadagnare qualcosa con la pubblicità. I due fenomeni, evidentemente, hanno una certa correlazione: se la blogosfera, ossia il passaparola per eccellenza della rete, non influenzasse così tanto i consumatori americani, a chi verrebbe in mente di comprare spazi pubblicitari dai blogger?

Last.fm ha fatto un primo piccolo passo per sdoganare il mercato musicale dalle influenze delle costosissime campagne promozionali degli artisti firmati dalle major, abilitando una modalità "sociale" di promozione degli artisti. Dico che il passo è stato per il momento breve perché last.fm ha previsto che gli artisti e le label possano promuoversi "anche" pagando banner o richiedendo di essere inclusi in quelle che chiamerei tagradio e questo mi sembra un approccio ancora troppo tradizionale. 

Insomma, quella di last.fm non è certo la rivoluzione invocata, ma se non altro appare essere (e non è la sola) una tappa di avvicinamento a quello che potrà essere il mercato musicale del futuro, perché in quello di oggi sono in troppi ad avere dolori, come riportato anche da Antonio Dini, primi tra tutti gli artisti che avranno pure molti difetti, ma senza di loro la vita sarebbe indubbiamente più noiosa.

Nova100 tags: , , , , ,

29/06/07

Microsoft in Action/1 (già Lobbying in Action)

Indice dei precedenti post su questo argomento:

Banner1 Finalmente ci siamo. L'iniziativa di standardizzazione ISO così importante da richiedere l'orchestrazione internazionale di una intensissima attività di lobbying nelle Commissioni Tecniche degli organismi nazionali di ISO è quella relativa ai formati dei documenti elettronici, la suite MS Office 2007 per intenderci. Si, stiamo parlando di Microsoft Inc., la notissima multinazionale del software co-fondata da Bill Gates e che ha una capitalizzazione di circa 285 miliardi di dollari, più o meno 1/6 del PIL italiano o  l'intero PIL della Norvegia. Ma cosa sta succedendo in queste commissioni? Ovviamente è tutto molto riservato, come sempre accade quando i giochi veri non si fanno alla luce del sole, ma tra pieghe di regolamenti che non prevedono la trasparenza della lista dei membri iscritti alle Commissioni Tecniche che voteranno a favore o contro l'accettazione del formato OOXML di Microsoft come standard ISO. Le informazioni bisogna andarsele a cercare con il lanternino. Quanto sono riuscito a scovare in rete dice che a metà aprile 2007, i membri iscritti alla Commissione Tecnica di UNINFO, in rappresentanza della posizione italiana, erano i seguenti:

Per chi non lo sapesse CEDEO è membro onorario di UNINFO per straordinari meriti conquistati sul campo dal PhD Leonardo Chiariglione, fondatore e presidente di MPEG. PLIO, Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org, è un'associazione di volontariato senza fini di lucro che ha come scopo la promozione della versione italiana della suite open source per l'ufficio OpenOffice. Sempre per chi non fosse al corrente, tanto PLIO quanto IBM hanno già espresso il proprio parere contrario, ampiamente documentato, all'accettazione del formato OOXML di Microsoft come standard ISO. Altra informazione di contesto è che un formato standard ISO per i documenti per l'ufficio esiste già: si chiama ODF (Open Document Format) e oltre a OpenOffice, esistono parecchie altre implementazioni di suddetto standard ISO. Già così, senza bisogno di investigare sulla posizione di CEDEO e con HP favorevole a Microsoft,  quest'ultima non è messa per nulla bene. Ecco che parte l'azione di reclutamento per riportare la commissione tecnica su posizioni più consone al monopolista mondiale di soluzioni office.

Sempre cercando faticosamente negli interstizi della rete, sono riuscito a recuperare l'evoluzione della lista dei membri della commissione tecnica di UNINFO. Ecco il nuovo risultato aggiornato al 12 giugno:

Come è facile constatare, il reclutamento dei partner locali da parte di Microsoft ha cominciato a produrre qualche risultato, ribilanciando i possibili scenari di voti.

Ma non è ancora finita. Domani alle 18.00 si chiudono le iscrizione per la partecipazione alla Commissione Tecnica italiana di UNINFO che, in rappresentanza dell'Italia, si esprimerà favorevolmente o sfavorevolmente sull'accettazione del formato OOXML di Microsoft some standard ISO dei documenti  elettronici per l'ufficio. L'iscrizione pare che costi 2,100.00 € e sono disposto a scommettere quanto volete che non appena si riuscirà a scoprire la lista dei nuovi iscritti dell'ultimo momento, ci saranno molti partner di Microsoft. Personalmente ritengo che tutto ciò, oltre che al limite del lecito,  sia soprattutto poco elegante. Io preferire di gran lunga che Microsoft continuasse ad essere leader mondiale tra i software vendor perché realizza software migliore della concorrenza piuttosto che grazie al reclutamento oscuro di deboli partner locali. Per bilanciare un poco le sorti, domani proverò ad iscrivermi anche io. Chissà se, come ai tempi della proposta di legge europea per la brevettabilità del software non possa dare ancora una volta il mio modestissimo contributo ad una buona causa.  Per tutti coloro che sono interessati ad approfondire quale sia la posta in gioco, consiglio vivamente la lettura del sito dedicato a questo tema.

Nova100 tags: , , , , , , , ,

23/06/07

Lobbying in Action/3

Corporations Dunque: abbiamo l'ISO che è un ente internazionale che legifera su cosa sia degno di essere adottato come standard e su cosa non lo sia. Per prendere decisioni in proposito, ISO si avvale di organismi nazionali, detti national body, il cui compito è di esprimersi sull'accettazione degli standard proposti. I risultati delle votazioni prese all'interno di ogni organismo nazionale vengono messi tutti assieme e non passa nulla che non sia largamente condiviso (almeno 2/3 dei voti dei partecipant member a favore) e pochissimo inviso (non più di 1/4 dei voti di partecipant member e observer member). L'organismo nazionale italiano è l'UNI che, per le decisioni relative ad alcuni standard, delega altri enti nazionali. Nel settore informatico il delegato di UNI si chiama UNINFO, le cui norme di votazione sono altrettanto democratiche di quelle di ISO (almeno 2/3 dei voti a favore e non più di un 1/4 dei voti contrari). Roba da scriverci la costituzione della dodicesima repubblica italiana. Ma a me sorge un dubbio. Chi partecipa alle votazioni? A quelle di ISO mi è chiaro, gli organismi nazionali, ma a quelle all'interno degli organismi nazionali? Immaginate una multinazionale che abbia le proprie rappresentanze commerciali in tutte o quasi le nazioni che partecipano alle decisioni di ISO con i propri organismi nazionali. Questa multinazionale può avere un rappresentante in ogni organismo nazionale? Si può avere un rappresentante in ogni singolo organismo nazionale. Non solo. I software vendor multinazionali hanno, in ogni nazione in cui operano commercializzando i propri prodotti, anche una rete di partner locali  (quelli che in gergo commerciale sono detti il canale di vendita indiretto). Tali partner delle multinazionali operano sui mercati locali utilizzando i prodotti della multinazionale come "grimaldello" per erogare i propri prodotti/servizi alla clientela locale. Le relazioni tra multinazionali e partner locali sono quindi piuttosto sbilanciate in favore delle multinazionali. In occasioni particolarmente importanti, quali l'approvazione da parte di ISO di uno standard la cui adozione potrebbe favorire o sfavorire il business delle multinazionali,  queste ultime possono orchestrare campagne di reclutamento dei propri partner in tutte le Commissioni Tecniche degli organismi nazionali aderenti ad ISO. Ma come si diceva in un precedente post sull'argomento, non c'è nulla di male nel fare lobbying. La cosa importante è che lo si faccia in modo trasparente. Ecco, nel caso di UNINFO, di trasparente c'è ben poco, perché la lista dei soci effettivi con diritto di voto nelle Commissioni Tecniche non è resa pubblica prima delle votazioni stesse (o almeno io non l'ho trovata sul sito di UNINFO). In altre parole non è possibile sapere CHI e QUANDO si iscrive (pagando la corrispondente quota di iscrizione) alle Commissioni Tecniche di UNINFO che determinano la posizione italiana rispetto all'approvazione o meno di uno standard.  Siamo quasi arrivati al punto....stay tuned...

Elenco dei precedenti post sull'argomento:

Nova100 tags: , , ,

22/06/07

Lobbying in Action/2

Iso Nel precedente post sono state sinteticamente descritte le regole di votazione delle Commissioni Tecniche di UNINFO. Ora è venuto il momento di descrivere di cosa si occupi UNINFO di tanto importante da richiedere che le decisioni delle Commissioni Tecniche siano normate da regole di votazioni che necessitano molto consenso (almeno i 2/3 dei votanti) e pochissimo dissenso (non più di 1/4 dei votanti).

L'UNINFO ha lo scopo di promuovere e partecipare allo sviluppo della normativa nel settore delle tecniche informatiche. In questo ambito l'UNINFO opera con delega UNI a livello nazionale ed internazionale e rappresenta l'Italia presso ISO, ISO/IEC JTC1 e CEN, ossia i più noti organismi di standardizzazione internazionali.

Dell'importanza degli standard quasi tutti, anche inconsciamente, hanno esperienza più che quotidiana.  Da quando si infila una spina nella presa elettrica, a quando si stampa una lettera da computer. Un poco come con le cosiddette commodity, ci si accorge della necessità degli standard quando non ci sono. Ma c'è una cosa di cui i consumatori, soprattutto i privati, hanno poca coscienza: gli standard costringono i produttori/erogatori di beni e servizi a competere tra loro in un contesto di mercato in cui la dipendenza indotta dai fornitori sui clienti è ridotta ai minimi termini. L'esistenza di standard consente ai clienti di essere più liberi dai fornitori, perché possono facilmente sostituire i prodotti dell'uno con i prodotti dell'altro, purché entrambi aderiscano ad uno standard. L'incentivazione alla competizione indotta dagli standard ha molti effetti benefici e uno di questi è anche che i costi dei prodotti e servizi diminuiscono.

Una così lunga premessa per dire che ciò su cui decidono le Commissioni Tecniche di UNINFO è la posizione italiana rispetto agli standard proposti a livello internazionale da ISO. La posizione italiana dipende dai partecipanti alle Commissioni Tecniche, mentre la decisione finale di ISO dipende dalle posizioni di tutti i corrispondenti national body in aderenza alle regole di votazione di ISO che richiedono anch'esse ampio consenso e ridotto dissenso. In particola si richiedono i 2/3 di voti favorevoli dei Partecipant member (P member) e meno di 1/4 di voti sfavorevoli della somma dei Partecipant member e degli Observer member (O member).

Anche a livello internazionale, quindi, non è semplicissimo fare passare una decisione sull'adozione di uno standard. E' infatti necessario orchestrare e coordinare attività di lobbying in tutti i national body che esprimono la propria posizione o come P member o come O member. La storia continua....

Nova100 tags: , ,

21/06/07

La ricerca di Google è sorpassata?

IconubuntuMentre tornavo a casa in scooter mi è venuta quella che mi è sembrata essere un'illuminazione. In cinque minuti scoprirò che, invece, è una stupidaggine, ma la scrivo ugualmente. Almeno quando penserò di averne avuta una seconda, andrò a leggermi la prima e invece che cinque minuti, per scoprire che anche la seconda è una bischerata, ci metterò 30 secondi e non dovrò neppure scriverla.
Credo che molti sappiano che l'algoritmo di page ranking di google sia brevettato (anche se sono quasi certo che la sua implementazione sia oggi lontana parente di quanto scritto nel brevetto). Ma andiamo per passi. In questo periodo mi sto occupando, per motivi professionali, dei cosiddetti Recommendation System, quelli che Costanzo chiamerebbe i consigli per gli acquisti. Nell'era del one-to-one marketing, che prima era una parola vuota, e adesso sta cominciando a riempirsi di concretezza, l'algoritmo di page ranking di google sembra un dinosauro. Se google usasse davvero con intelligenza le registrazioni di tutto quello che cerco io e le registrazioni di tutto quello che cerca un altro, dovrebbe dare risposte o meglio suggerimenti differenti ad uno e all'altro, almeno in termini di ordinamento.

Ecco, l'ho detta, e pure grossa: l'algoritmo di page ranking di google è superato. I cinque minuti sono passati nello scriverlo e io continuo a pensarlo. Spero che qualcuno li fuori mi riporti con la testa sulle spalle.

Nova100 tags: , ,

20/06/07

QuickHowto del liberista ipocrita/4

LogoIn un precedente post si diceva che sfrugugliando gli standard tecnici definiti da ACBI (Associazione Corporate Banking Interbancario), su mandato di ABI (Associazione Bancaria Italiana) non si trova traccia dei formati standard per la comunicazione alle imprese delle condizioni/commissioni applicate dalle banche per i servizi che erogano alle imprese. Se non ci credete, ecco qui il link agli standard tecnici e buona lettura. Troverete i formati standard per tutte le tipologie di flussi dispositivi (p.e. Disposizioni di Pagamento, Disposizioni di Incasso, e perfino la nota lenzuolata di Bersani sull'F24) e per tutti i tipi di flussi informativi (p.e. le rendicontazioni, gli avvisi di pagamento effetti, ecc), ma delle condizioni di conto corrente o di qualsiasi altra commissione bancaria non c'è traccia.
Adesso andate per un momento al sito dell'ABI. Poteva forse mancare un link ai cosiddetti Patti Chiari? Certamente no, c'è persino il portale della clientela promosso da un consorzio di ben 167 banche italiane.

Fascia17112006_2

Il banner di intestazione, che vi ho riportato, recita:

Ogni giorno lavoriamo per migliorare la relazione delle banche con cittadini, famiglie e imprese

e ancora

Chiarezza semplicità e trasparenza ti aiutano a scegliere meglio in banca

Persino al copy che ha ideato il payoff è scappato un bel lapsus freudiano perché ha scritto “ti aiutano a scegliere meglio IN banca” invece di scrivere “ti aiutano a scegliere meglio LA banca”. Non so voi, ma tra bancomat, carta di credito e  internet banking io in banca non ci vado praticamente mai e come me anche la mia azienda ha smesso da tempo di farsi le code agli sportelli per pagare gli stipendi ai collaboratori o i bonifici ai fornitori.

167 banche dichiarano contemporaneamente di avere a cuore la trasparenza verso la clientela, ma ce ne sono  quasi 700 (e praticamente tutte le 167 fanno parte anche di queste ultime) associate al ACBI che, in barba a tutte le dichiarazioni di intenti, con e senza lapsus freudiani,  nell'era della comunicazione elettronica di tutti i tipi di informazioni e anche di tutti i tipi di transazioni finanziarie si guardano bene dal definire uno standard per comunicare elettronicamente ai propri clienti le condizioni/commissioni che applicano per l'erogazione dei servizi bancari. All'epifania del liberista ipocrita mancano ancora pochi post.

Nova100 tags: , , , , , ,

18/06/07

Lobbying in Action/1

060501_lobbyingPer quelli che fanno il mio mestiere c'è una collana di libri tecnici i cui titoli sono sempre Qualcosa in Action, per esempio Tapestry in Action, oppure Hibernate in Action. Sono testi molto pragmatici che, senza andare troppo nei dettagli teorici, vi accompagnano gradevolmente per farvi acquisire velocemente un poco di operatività sul "Qualcosa" che volete imparare a fare. Questi testi sono anche piuttosto ricchi di esemplificazioni che potete seguire passo passo. Ecco, in questo e alcuni prossimi post, vorrei provare a seguire le vicende molto concrete su un tema di cui alla stragrande maggioranza delle persone non interessa granché, ma che può essere preso come rappresentativo della Lobbying in Action. Premetto che non c'è nulla di male nel fare attività di lobbying, inteso alla anglosassone, anzi, io stesso mi sono dato parecchio da fare nel 2005 per non fare passare la brevettabilità del software al parlamento europeo andando a fare lobbying presso i nostri europarlamentari e fu una vittoria storica (alcuni dicono un pareggio) nel vero senso della parola. Però bisog