Giacomo Cosenza -

Prima pagina

30/01/08

Ecommerce laFeltrinelli.it

Ieri si è tenuta alla Triennale di Milano la conferenza stampa di presentazione del nuovo sito di ecommerce delle Librerie Feltrinelli. Ne ha parlato in anticipo Luca De Biase che ha poi tenuto un intervento introduttivo alla conferenza stampa stessa. Luca ci ha riportato alcuni numeri molto interessanti sulla diffusione di internet in italia (tra i 18 e i 24 milioni di persone, a seconda della fonte) e sul tempo medio che queste stesse persone passano online (6 volte di più rispetto ai tempi della bolla speculativa di internet). L'informazione più interessante che ci dato però Luca è quella relativa al motivo per cui Amazon non è presente in Italia. Intervistato in passato da Luca,  Diego Piacentini, vice presidente di Amazon, ha dichiarato che il motivo per cui non sono presenti in Italia dipende dalle difficoltà organizzative della logistica italiana. Questo dato sembrerebbe quindi lasciare libero spazio alle iniziative locali di laFeltrinelli e dei suoi concorrenti, come IBS e BOL, sul mercato nazionale. Personalmente credo che sia arrivato il momento di essere un poco più temerari e prima di perdere il treno dell'ecommerce di contenuti digitali (quelli che io chiamo sempre digital media). E' certamente un mercato ancora piccolo, ma le bandierine, come nello spazio, bisogna fare in fretta a piantarle, prima che Piacentini ci ripensi e dica: i digital media se ne fregano dei problemi organizzativi e logistici italiani e ogni euro investito in ICT nell'ecommerce dei digital media ha un ROI di molto superiore allo stesso investimento in ICT nell'ecommerce di beni fisici.

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26/12/07

Regalo di Natale

Oggi mi faccio un regalo di Natale. Annuncio che l'ecommerce di La Feltrinelli è finalmente aperto al pubblico. Non sono mai stato superstizioso (ho fondato Sinapsi di venerdi 17), ma cauto si. Quando con Sinapsi e OpenMind vincemmo la gara per la realizzazione dell'ecommerce di La Feltrinelli, decidemmo di non prendere alcuna iniziativa di comunicazione. I tempi erano strettissimi e il lavoro da fare moltissimo. Ragioni più che sufficienti per comportarsi come Trapattoni: non dire gatto se non ce l'hai nel sacco. Non è stata scaramanzia, ma semplice prudenza. Ma adesso posso dirlo. Ci siamo riusciti, con molta fatica, ma ci siamo riusciti. Ma cosa ha di particolare l'ecommerce di La Feltrinelli?

Per il momento cito una sola particolarità. E' stato realizzato interamente con pacchetti open source per piattaforma java. Si va dal content management system magnolia, all'orchestratore mule, passando da spring, da hibernate e altre amenità del genere, il tutto ospitato sul mai abbastanza riverito apache tomcat. Inutile dire che  i sistemi operativi sono gnu/linux. Avete presente quando si parla di riduzioni dei costi di licenza d'uso? Eccovi serviti. E' nei progetti di medie e grandi dimensioni che l'impatto dell'open source sui costi zittisce tutti i soloni che si ostinano a citare gli studi sui TCO e sui quadranti magici dei prezzolati analisti di mercato. CIO della Pubblica Amministrazione e delle grandi imprese dove siete? Anybody home?  Non ostinatevi a comprare costosissime licenze proprietarie per oltre 5 miliardi all'anno che alimentano, se va bene, i laboratori R&D delle imprese straniere. Copritevi il capo di cenere e imparate a spendere meno e meglio. Imparate a rendere competitivi i vostri servizi digitali utilizzando l'open source. Cosa credete che faccia Google? E voi pensate di essere più furbi di loro? E poi ve ne dico un'altra, tanto grossa quanto vera. Il 10% di zero è zero. Qualsiasi percentuale di zero è zero. Chi ha orecchie per intendere in tenda, tutti gli altri in roulotte (è una battuta del liceo, ossia di 30 anni fa, ma rimane buona). E fareste anche un buon servizio al vostro paese, perché questa è anche politica industriale. Si formano persone che hanno conoscenza nell'era della conoscenza. Si aiutano le piccole imprese dell'ICT a crescere di dimensioni sul mercato locale per poi provare a fare il salto sui mercati internazionali. Ma lo sapete che i costi del lavoro intellettuale in Italia sono i più bassi d'Europa? E voi fareste anche l'outsourcing di Babbo Natale in India? L'India siamo noi. 

Qualche altra cosa la racconterò più avanti. E' pur sempre Natale anche per me.

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07/12/07

Stigma e DRM/4 - L'idiozia francese

Come alcuni sanno già, in Francia sta andando in onda una dei paradigmi della conservazione. Con il pretesto della difesa della proprietà intellettuale sotto forma di downloading illegale di tantissima musica e sempre più film, si sono inventati un ponte levatoio per fare passare solo i bit che gli pare. Anzi li fanno passare anche tutti i bit, ma poi ad alcuni, un poco meno binari e più fantasiosi di altri, decidono di portali da un'altra parte e li picchiano come tamburi. Complimenti mister Sarkozy, preferivo la testata di Zidane.

Per valorizzare i bit creativi, non c'è bisogno di mettere ponti levatoi ad ogni castello della rete. Bastano:

  • la bestemmia DRM addolcita dalla "i" davanti, quella che sta per interoperabile;
  • un poco di fantasia con i sistemi di micropagamento;
  • i più aperti dei castelli della rete, quelli senza ponti levatoi e senza giardini recintati intorno.

Basta la proposta di Digital Media in Italia.

Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento, consiglio di leggere l'appello di Leonardo Chiariglione. A tutti gli altri, quelli che capiscono e quelli che no, consiglio invece di firmarlo, a occhi chiusi. Fidatevi di un cretino.

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30/10/07

Cina al virtuale

Leggo su The Register un articolo sulla campagna di virtualizzazione della Cina. SWSoft, produttore di soluzioni di virtualizzazione, ha fatto un accordo con Inspur, costruttore cinese di hardware in forte crescita. L'obiettivo è virtualizzare la Cina prima che VMWare impari a parlare il cinese.

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25/10/07

Convergenze pericolose

Ci sono convergenze e convergenze. Ci sono quelle che verticalizzano i prodotti e i servizi, come le IPTV con le quali, ammesso che la loro idea di costruire walled garden abbia senso, i content provider e i consumatori rischiano di venirne fuori con le ossa rotte. E ci sono quelle che deverticalizzano prodotti e servizi, rendendo i mercati più competitivi. Di una di queste convergenze ho parlato in una intervista che mi ha fatto Antonio Savarese e che è appena stata pubblicata su Data Manager Online. Si tratta dell'esplosiva convergenza tra Open Source e Open Standard.

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07/10/07

Discografia nel pallone

Lo sanno già tutti. La giuria della corte dello stato del Minnesota ha inflitto una multa di circa 220 mila dollari a Jammie Thomas per avere violato la legge americana sul copyright.  La violazione riguarda 24 canzoni che Jammie Thomas ha scaricato e condiviso illegalmente dalle reti p2p Kazaa delle circa 1700 per le quali era imputata. Ne parla anche Nòva100 in un post di Claudio Ferrante che si domanda "se punirne uno per educarne cento sia la soluzione giusta". Qualche giorno prima della sentenza del Minnesota, e anche questo lo sanno già tutti, il gruppo progressive rock  Radiohead ha lanciato una campagna marketing (perché di marketing si tratta) che consentirà dal 10 ottobre di scaricare i file del nuovo album, lasciando ai fan medesimi decidere quanto pagare. Senza questa operazione non avrebbero certo visto vendite di CD o di downloading legale differenti rispetto a tutti gli altri musicisti /o gruppi musicali. In questo modo si sono comunque fatti una pubblicità planetaria a costi pressoché nulli: venderanno qualche prezioso cofanetto in più, qualche fan sarà anche molto generoso a causa del senso di colpa indotto e i loro concerti live saranno più pieni del solito (una volta i concerti si facevano per promuovere gli album, oggi gli album si fanno per promuovere concerti).

Complimenti per il tempismo, ma la l'iniziativa non cambierà assolutamente nulla, cosi come quella uguale e contrartia della RIAA nella causa di cui sopra.

Il mondo della discografia musicale è nel pallone ed è naturale che sia così, visti i bilanci in profondo rosso. Colpi di coda dettati dalla disperazione, degli uni e degli altri.

In Italia c'è una iniziativa che si chiama Digital Media in Italia, alla quale partecipo dall'inizio (novembre 2005) e di cui ho scritto brevemente qui. Non so se sia questo il luogo corretto per riportare il lavoro che stiamo facendo, ma mi piacerebbe molto che Claudio Ferrante e altri operatori del mercato musicale italiano vi partecipassero. Abbiamo bisogno della loro esperienza e di confrontarci con il loro punto di vista.

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26/09/07

Un iPod per gestire i conti di casa/2

Vito Lops sa che apprezzo moltissimo i suoi post. Oggi l'ho anche conosciuto di persona alla redazione del "Il sole 24 Ore" anche se ero troppo di fretta per riuscire a scambiare due chiacchere. Ho appena letto il suo ultimo post che riprendo in questo mio cui ho dato lo stesso titolo.

Premetto che ormai una decina di anni fa ho lavorato alla progettazione e sviluppo di quello che in gergo viene chiamato Corporate Banking e li, con l'aiuto di uno straordinario esperto di tracciati bancari (flussi CBI), di cui non faccio il nome solamente perché non gli ho prima chiesto il permesso, ho imparato un numero significativo di tecnicismi, ma anche e soprattutto di organizzazione delle strutture bancarie: centri applicativi, strutture tecniche delegate e banche (grandi e piccole).

Adesso sarebbe lungo da spiegare nei dettagli, ma l'univo motivo per cui in Italia le applicazioni di gestione dei conti di casa non si sono mai diffuse è, tanto per non mandarlo a dire, del protezionismo, o corporativismo (scegliete voi come chiamarlo) del sistema bancario italiano. Infatti, mentre in Francia, giusto per fare un esempio, le applicazione di gestione dei conti di casa si comprano in edicola e le sviluppano le società di software, proprio come Money e Quicken, in Italia no, le fanno le banche (e si vede!).

Perché? Perché le banche non danno un bocchettone (il corrispondente della rete nella recente diatriba sulla sua ri-nazionalizzazione o separazione) con i dati. No. O prendi anche l'applicazione che gestisce i dati o ciccia (bundling). Questo sarà il motivo per cui persino il demone di Steve Jobs, che si è recentemente scontrato con il simulacro del mangament di TIM per iPhone, dovrà rinunciare a vedere la massaia di Voghera (nota moglie o figlia televisionaria dell'arricchito venditore di auto di provincia) che gestisce i conti di casa su un iPod.

Ancora una volta la colpa è delle corporazioni e dei protezionismi all'amatriciana. Bersani, Draghi, dove siete?

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25/09/07

Creative Commons citata in tribunale

Leggo questa notizia che riporta il caso di una denuncia parallela a Virgin Mobile e Creative Commons. Sembrerebbe che Virgin Mobile abbia usato per una sua pubblicità una foto caricata in Flickr  dal produttore Damon Chang e rilasciata con licenza Creative Commons senza restrizioni sull'eventuale uso commerciale della foto stessa. Dubito che Creative Commons possa essere accusata di avere tratto in inganno Damon Chang quando quest'ultimo ha scelto, nel caricare la foto di sua nipote poi utilizzata da Virgin Mobile, di non avvalersi della clausola non-commercial della licenza Creative Commons. Mantenere i diritti di sfruttamento commerciale delle opere rilasciate con licenze CC è infatti una prassi molto consolidata.

E' invece certamente condannabile la superficialità di Virgin Mobile che pur avendo tutto il diritto, diritto concessogli da Damon Chang, di sfruttare commercialmente quella foto non ha rispettato il diritto fondamentale ed inalienabile, a meno di rilasciarla nel public domain, del "credito" della foto stessa.

Rimane un ulteriore problema per Chang. Poteva rilasciare con una qualsiasi licenza Creative Commons una foto che ritrae sua nipote senza chiedere il permesso a quest'ultima o ai suoi tutori se minorenne?

Ci sono colpe per tutti, ma non certo per Creative Commons.

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18/09/07

9/18th - A tribute to Jimi Hendrix

Artista1112

18 settembre 1970

Il 18 settembre del 1970 Jimi Hendrix si è spento in una camera d'albergo. Durante la notte compose la sua ultima canzone dal titolo "Story of life" di cui sono rimaste solo le liriche. La musica, che certamente ha composto e suonato  quella notte lontana 37 anni prima di andarsene per sempre, quella no, non c'è l'ha voluta lasciare. Il diritto d'autore, quello tradizionale che sta affondando insieme alle major dopo che lo hanno sfruttato oltremisura non consentirebbe a nessuno, senza il costosissimo permesso degli eredi di Jimi Hendirx, di musicare quelle parole. Cosa che Jimi Hendrix avrebbe sicuramente voluto. Se allora fossero esistite le licenze Creative Commons, oggi potremmo ascoltare decine, che dico, centinaia di canzoni con quel testo, una per ogni musicista che nei suoni selvaggi e dolcissimi della chitarra e della voce di Jimi Hendrix abbia trovato ispirazione, energia e anche sollievo alla durezza della vita da artista. E' il trentassettesimo anniversario della sua morte e io vorrei ricordarlo pubblicando "The Story of Life" musicata da mio fratello, ma proprio non posso. In alternativa pubblico un suo pezzo che si intitola "Still craying" che in questa occasione ha comunque un suo senso.

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10/09/07

Prova di dialogo

Questo è un post particolare. E' il risultato della prova di dialogo tra me e Leonardo Chiariglione su un problema di attualità: il voto contrario di ISO al primo passo di approvazione come standard internazionale del formato per i documenti d'ufficio proposto da Microsoft. La conversazione è avvenuta via email nell'arco di un paio di giorni. Io e Leonardo abbiamo post-editato in modo minimale il testo al solo scopo di riprodurre una continuità di dialogo più simile a quello che si sarebbe svolto oralmente.

Ogni settore di attività professionale sviluppa un proprio glossario di termini e di riferimenti i cui significati e/o conoscenza si danno per scontati tra gli addetti ai lavori. Lo scopo è quello di rendere più agile la comunicazione. Tuttavia, così facendo, si crea una barriera di ingresso anche laddove i temi di cui si discute potrebbero essere compresi con estrema semplicità dai non addetti ai lavori, cosa non solo utile, ma persino necessaria quando la discussione tocca argomenti che impattano gli interessi di questi ultimi.

Per questo motivo ho pensato di premettere al dialogo un glossario minimale dei termini che io e Leonardo abbiamo utilizzato o che contestualizzano la nostra conversazione.

Un'ultima precisazione. La trascrizione di un dialogo ha dimensioni parecchio superiori a quelle tipiche dei post dei blog. Chiedo venia al lettore frettoloso o con poco tempo a disposizione. Chi volesse, può scaricare da qui la versione in formato PDF prodotta con NeoOffice (il porting di Open Office per sistema operativo Mac OS X)

Glossario

  • ISO: International Organization for Standardization. International Standards for Business, Government and Society.
  • MPEG: è un gruppo di lavoro dell'ISO/IEC che cura la definizione di un insieme di standard di codifica dei flussi di dati audio/video. Il sito ufficiale di MPEG è ospitato nel sito di Leonardo Chiariglione che lo ha fondato nel 1988 e che tutt'ora lo presiede.
  • UNINFO: L'UNINFO, libera associazione a carattere tecnico, ha lo scopo di promuovere e di partecipare allo sviluppo della normativa nel settore delle tecniche informatiche. In questo ambito l'UNINFO, ente federato all'UNI, opera con delega UNI, a livello nazionale ed internazionale e rappresenta l'Italia presso l'ISO.
  • ECMA: Ecma International is an industry association founded in 1961, dedicated to the standardization of information and communication systems
  • DMP: A not-for-profit organisation with the mission to "promote continuing successful development, deployment and use of Digital Media that respect the rights of creators and rights holders to exploit their works, the wish of end users to fully enjoy the benefits of Digital Media and the interests of various value-chain players to provide products and services.
  • ODF: Open Document Format. ODF è stato approvato come standard internazionale da ISO il 25 gennaio 2007. La più nota famiglia di applicazioni d'ufficio che implementano questo standard è Open Office.
  • PLIO: L'Associazione PLIO, Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org, è un'associazione di volontariato senza fini di lucro che ha come scopo la promozione della versione italiana della suite open source per l'ufficio OpenOffice.org.
  • OOXML: Office Open XML - cfr. ISO/IEC DIS 29500 . Il formato proprietario di Microsoft per i documenti d'ufficio sottomesso con procedura privilegiata (fast-track) attraverso la precedente accettazione come standard da parte di ECMA.
  • <NO>OOXML: il sito web gestito da FFII che ha lanciato la campagna mondiale contro l'adozione di OOXML come standard internazionale per i documenti d'ufficio da parte di ISO.
  • MS Office 2007: la nuova suite Office di Microsoft che adotta il formato OOXML.
  • Open Type: OpenType è un formato di font vettoriale per computer, sviluppato da Adobe Systems e Microsoft Corporation.
  • RAND: Reasonable and Non Discriminatory Licensing. Condizioni ragionevoli e non discriminatorie di licenza dei brevetti necessari per realizzare/usare una implementazione di uno standard (non necessariamente adottato da ISO). Non discriminatorie significa che il prezzo deve essere uguale per tutti. Ragionevole non so cosa significhi, visto che non è definito da nessuna parte.

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04/09/07

Goodbye, Bill Gates!/3

Indice dei precedenti post su questo argomento:

Il risultato non è ancora ufficiale, ma c'è già chi, come Carlo Piana, lo considera acquisito. Office Open XML (OOXML), il formato proposto da Microsoft a ISO attraverso ECMA come standard NON E'  PASSATO. Quella che è stata definita una lotta senza esclusione di colpi, anche illeciti, tra Microsoft ed IBM con la prima a portare i propri partner nelle commissioni tecniche nazionali e la seconda a portare rappresentanti del mondo F/OSS sembrerebbe avere penalizzato Microsoft.

Per quanto mi riguarda confermo che tutto ciò sta dimostrando che le regole di partecipazione e di votazione alle commissioni tecniche degli organismi nazionali di ISO vanno riviste, perché non deve più essere consentito  a una azienda privata di navigare nelle pieghe dei regolamenti per comprare uno standard oppure per affossarlo.  Come in Italia sappiamo sin troppo bene, c'è il rischio che "passata la festa, gabbato lo santo".  Però proprio la rete, o meglio i microfoni IP  aperti sulla rete, hanno confermato che quel proverbio, molto italico e persino un tantino mafioso, comincia a non trovare più facile attuazione nel contesto della comunicazione globale. Tenere nascoste le manovre di palazzo diventa sempre più difficile, come lo fu ai tempi della votazione sulla direttiva per la brevettabilità del software. 

Adesso sarà opportuno attendere il verdetto ufficiale, ma sarebbe molto utile conoscere i dettagli di quel voto per analizzarne il senso. Per esempio sarebbe utile scoprire se ci sono "correlazioni" dei voti espressi dai singoli paesi con la rilevanza di quei paesi nel mercato ICT. Credetemi, sarebbe molto istruttivo e mi gioco una cena costosa con il primo che accetta la scommessa che tale analisi confermerà che quando parlavo di "reclutamento di nani e ballerine" non mi sbagliavo.

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20/07/07

Goodbye, Bill Gates!/2

Dopo l'Italia, ma con numeri ufficiali parecchio più sfavorevoli a Microsoft, anche il Sud Africa non approva la posizione di Microsoft relativamente all'adozione di OOXML come standard ISO.

Questa sagra, solo apparentemente di mera natura tecnologica, sarà ancora  lunga e il risultato finale, visti gli enormi interessi economici in gioco, tutt'altro che scontato. Nelle commissioni tecniche degli organismi nazionali delegati di ISO sta accedendo di tutto, roba da fare impallidire persino il Senato della Repubblica Italiana. Le regole del gioco (di ISO e degli organismi nazionali) cominciano a mostrare i propri limiti. Personalmente ritengo che al giorno d'oggi gli standard del mercato ICT debbano essere considerati a tutti gli effetti "res publica" e come tali partecipati e gestiti.

Vedremo cosa accade.

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18/07/07

Goodbye, Bill Gates!

Indice dei precedenti post su questo argomento:

A quanto pare in Italia l'azione di lobbying di Microsoft all'interno di UNINFO è fallita. Ma è sempre meglio attendere i risultati ufficiali. Le prime indiscrezioni dicono che su 83 votanti, ben 55 si sono espressi a favore della posizione di Microsoft, ossia esattamente  i 2/3 dei votanti, ma per sua sfortuna, si sono dichiarati contrari in 28, ossia più di 1/4 dei votanti. Le Commissioni Tecniche di tutti gli organismi nazionali di ISO hanno tutte invariabilmente registrato un numero impressionante di iscrizioni, anche dove, come in Italia, il costo della stessa non era proprio un cip di partecipazione. UNINFO sorride, finalmente un poco di soldi in cassa.

La cosa più stucchevole è però la scarsissima competenza professionale di moltissimi degli iscritti alla Commissione Tecnica competente sul tema degli standard dei documenti elettronici in formato XML. A dimostrazione di ciò, credo sia giusto ricordare che il nome italiano più nobile, quando si parla di standard, ossia quello di Leonardo Chiariglione, si è sottratto a un simile scempio del buon gusto da parte di nani e ballerine dell'ICT italiana. Come? Non votando. E' una lezione di cultura, di stile e di deontologia professionale per tutti e spero vivamente che se ne accorgano anche negli altri organismi nazionali di ISO.

Immagino che il desolante scenario italiano, il cui incipit è stato incentivato  da Microsoft, si stia replicando a specchio ovunque nel mondo. In Italia Microsoft ha perso una battaglia, forse anche la faccia, ma non è detto che perderanno la guerra.

Simili metodi di reclutamento di nani e ballerine per biechi scopi di cassa sono spesso stati la norma negli organismi di standardizzazione, ma nel secolo della rete delle reti è imbarazzante pensare che il più grande software vendor planetario possa credere di poterla fare franca tanto facilmente.  La rete delle reti ha occhi ovunque e nulla passa inosservato tanto facilmente.

Parafrasando il titolo di un noto film di Wolfgang Becker, mi sento di dire "Goodbye, Bill Gates". Lei è il passato. Il futuro abita, speriamo, in un mondo migliore di quello  in cui lei è abituato a vivere. 

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29/06/07

Microsoft in Action/1 (già Lobbying in Action)

Indice dei precedenti post su questo argomento:

Banner1 Finalmente ci siamo. L'iniziativa di standardizzazione ISO così importante da richiedere l'orchestrazione internazionale di una intensissima attività di lobbying nelle Commissioni Tecniche degli organismi nazionali di ISO è quella relativa ai formati dei documenti elettronici, la suite MS Office 2007 per intenderci. Si, stiamo parlando di Microsoft Inc., la notissima multinazionale del software co-fondata da Bill Gates e che ha una capitalizzazione di circa 285 miliardi di dollari, più o meno 1/6 del PIL italiano o  l'intero PIL della Norvegia. Ma cosa sta succedendo in queste commissioni? Ovviamente è tutto molto riservato, come sempre accade quando i giochi veri non si fanno alla luce del sole, ma tra pieghe di regolamenti che non prevedono la trasparenza della lista dei membri iscritti alle Commissioni Tecniche che voteranno a favore o contro l'accettazione del formato OOXML di Microsoft come standard ISO. Le informazioni bisogna andarsele a cercare con il lanternino. Quanto sono riuscito a scovare in rete dice che a metà aprile 2007, i membri iscritti alla Commissione Tecnica di UNINFO, in rappresentanza della posizione italiana, erano i seguenti:

Per chi non lo sapesse CEDEO è membro onorario di UNINFO per straordinari meriti conquistati sul campo dal PhD Leonardo Chiariglione, fondatore e presidente di MPEG. PLIO, Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org, è un'associazione di volontariato senza fini di lucro che ha come scopo la promozione della versione italiana della suite open source per l'ufficio OpenOffice. Sempre per chi non fosse al corrente, tanto PLIO quanto IBM hanno già espresso il proprio parere contrario, ampiamente documentato, all'accettazione del formato OOXML di Microsoft come standard ISO. Altra informazione di contesto è che un formato standard ISO per i documenti per l'ufficio esiste già: si chiama ODF (Open Document Format) e oltre a OpenOffice, esistono parecchie altre implementazioni di suddetto standard ISO. Già così, senza bisogno di investigare sulla posizione di CEDEO e con HP favorevole a Microsoft,  quest'ultima non è messa per nulla bene. Ecco che parte l'azione di reclutamento per riportare la commissione tecnica su posizioni più consone al monopolista mondiale di soluzioni office.

Sempre cercando faticosamente negli interstizi della rete, sono riuscito a recuperare l'evoluzione della lista dei membri della commissione tecnica di UNINFO. Ecco il nuovo risultato aggiornato al 12 giugno:

Come è facile constatare, il reclutamento dei partner locali da parte di Microsoft ha cominciato a produrre qualche risultato, ribilanciando i possibili scenari di voti.

Ma non è ancora finita. Domani alle 18.00 si chiudono le iscrizione per la partecipazione alla Commissione Tecnica italiana di UNINFO che, in rappresentanza dell'Italia, si esprimerà favorevolmente o sfavorevolmente sull'accettazione del formato OOXML di Microsoft some standard ISO dei documenti  elettronici per l'ufficio. L'iscrizione pare che costi 2,100.00 € e sono disposto a scommettere quanto volete che non appena si riuscirà a scoprire la lista dei nuovi iscritti dell'ultimo momento, ci saranno molti partner di Microsoft. Personalmente ritengo che tutto ciò, oltre che al limite del lecito,  sia soprattutto poco elegante. Io preferire di gran lunga che Microsoft continuasse ad essere leader mondiale tra i software vendor perché realizza software migliore della concorrenza piuttosto che grazie al reclutamento oscuro di deboli partner locali. Per bilanciare un poco le sorti, domani proverò ad iscrivermi anche io. Chissà se, come ai tempi della proposta di legge europea per la brevettabilità del software non possa dare ancora una volta il mio modestissimo contributo ad una buona causa.  Per tutti coloro che sono interessati ad approfondire quale sia la posta in gioco, consiglio vivamente la lettura del sito dedicato a questo tema.

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23/06/07

Lobbying in Action/3

Corporations Dunque: abbiamo l'ISO che è un ente internazionale che legifera su cosa sia degno di essere adottato come standard e su cosa non lo sia. Per prendere decisioni in proposito, ISO si avvale di organismi nazionali, detti national body, il cui compito è di esprimersi sull'accettazione degli standard proposti. I risultati delle votazioni prese all'interno di ogni organismo nazionale vengono messi tutti assieme e non passa nulla che non sia largamente condiviso (almeno 2/3 dei voti dei partecipant member a favore) e pochissimo inviso (non più di 1/4 dei voti di partecipant member e observer member). L'organismo nazionale italiano è l'UNI che, per le decisioni relative ad alcuni standard, delega altri enti nazionali. Nel settore informatico il delegato di UNI si chiama UNINFO, le cui norme di votazione sono altrettanto democratiche di quelle di ISO (almeno 2/3 dei voti a favore e non più di un 1/4 dei voti contrari). Roba da scriverci la costituzione della dodicesima repubblica italiana. Ma a me sorge un dubbio. Chi partecipa alle votazioni? A quelle di ISO mi è chiaro, gli organismi nazionali, ma a quelle all'interno degli organismi nazionali? Immaginate una multinazionale che abbia le proprie rappresentanze commerciali in tutte o quasi le nazioni che partecipano alle decisioni di ISO con i propri organismi nazionali. Questa multinazionale può avere un rappresentante in ogni organismo nazionale? Si può avere un rappresentante in ogni singolo organismo nazionale. Non solo. I software vendor multinazionali hanno, in ogni nazione in cui operano commercializzando i propri prodotti, anche una rete di partner locali  (quelli che in gergo commerciale sono detti il canale di vendita indiretto). Tali partner delle multinazionali operano sui mercati locali utilizzando i prodotti della multinazionale come "grimaldello" per erogare i propri prodotti/servizi alla clientela locale. Le relazioni tra multinazionali e partner locali sono quindi piuttosto sbilanciate in favore delle multinazionali. In occasioni particolarmente importanti, quali l'approvazione da parte di ISO di uno standard la cui adozione potrebbe favorire o sfavorire il business delle multinazionali,  queste ultime possono orchestrare campagne di reclutamento dei propri partner in tutte le Commissioni Tecniche degli organismi nazionali aderenti ad ISO. Ma come si diceva in un precedente post sull'argomento, non c'è nulla di male nel fare lobbying. La cosa importante è che lo si faccia in modo trasparente. Ecco, nel caso di UNINFO, di trasparente c'è ben poco, perché la lista dei soci effettivi con diritto di voto nelle Commissioni Tecniche non è resa pubblica prima delle votazioni stesse (o almeno io non l'ho trovata sul sito di UNINFO). In altre parole non è possibile sapere CHI e QUANDO si iscrive (pagando la corrispondente quota di iscrizione) alle Commissioni Tecniche di UNINFO che determinano la posizione italiana rispetto all'approvazione o meno di uno standard.  Siamo quasi arrivati al punto....stay tuned...

Elenco dei precedenti post sull'argomento:

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22/06/07

Lobbying in Action/2

Iso Nel precedente post sono state sinteticamente descritte le regole di votazione delle Commissioni Tecniche di UNINFO. Ora è venuto il momento di descrivere di cosa si occupi UNINFO di tanto importante da richiedere che le decisioni delle Commissioni Tecniche siano normate da regole di votazioni che necessitano molto consenso (almeno i 2/3 dei votanti) e pochissimo dissenso (non più di 1/4 dei votanti).

L'UNINFO ha lo scopo di promuovere e partecipare allo sviluppo della normativa nel settore delle tecniche informatiche. In questo ambito l'UNINFO opera con delega UNI a livello nazionale ed internazionale e rappresenta l'Italia presso ISO, ISO/IEC JTC1 e CEN, ossia i più noti organismi di standardizzazione internazionali.

Dell'importanza degli standard quasi tutti, anche inconsciamente, hanno esperienza più che quotidiana.  Da quando si infila una spina nella presa elettrica, a quando si stampa una lettera da computer. Un poco come con le cosiddette commodity, ci si accorge della necessità degli standard quando non ci sono. Ma c'è una cosa di cui i consumatori, soprattutto i privati, hanno poca coscienza: gli standard costringono i produttori/erogatori di beni e servizi a competere tra loro in un contesto di mercato in cui la dipendenza indotta dai fornitori sui clienti è ridotta ai minimi termini. L'esistenza di standard consente ai clienti di essere più liberi dai fornitori, perché possono facilmente sostituire i prodotti dell'uno con i prodotti dell'altro, purché entrambi aderiscano ad uno standard. L'incentivazione alla competizione indotta dagli standard ha molti effetti benefici e uno di questi è anche che i costi dei prodotti e servizi diminuiscono.

Una così lunga premessa per dire che ciò su cui decidono le Commissioni Tecniche di UNINFO è la posizione italiana rispetto agli standard proposti a livello internazionale da ISO. La posizione italiana dipende dai partecipanti alle Commissioni Tecniche, mentre la decisione finale di ISO dipende dalle posizioni di tutti i corrispondenti national body in aderenza alle regole di votazione di ISO che richiedono anch'esse ampio consenso e ridotto dissenso. In particola si richiedono i 2/3 di voti favorevoli dei Partecipant member (P member) e meno di 1/4 di voti sfavorevoli della somma dei Partecipant member e degli Observer member (O member).

Anche a livello internazionale, quindi, non è semplicissimo fare passare una decisione sull'adozione di uno standard. E' infatti necessario orchestrare e coordinare attività di lobbying in tutti i national body che esprimono la propria posizione o come P member o come O member. La storia continua....

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18/06/07

Lobbying in Action/1

060501_lobbyingPer quelli che fanno il mio mestiere c'è una collana di libri tecnici i cui titoli sono sempre Qualcosa in Action, per esempio Tapestry in Action, oppure Hibernate in Action. Sono testi molto pragmatici che, senza andare troppo nei dettagli teorici, vi accompagnano gradevolmente per farvi acquisire velocemente un poco di operatività sul "Qualcosa" che volete imparare a fare. Questi testi sono anche piuttosto ricchi di esemplificazioni che potete seguire passo passo. Ecco, in questo e alcuni prossimi post, vorrei provare a seguire le vicende molto concrete su un tema di cui alla stragrande maggioranza delle persone non interessa granché, ma che può essere preso come rappresentativo della Lobbying in Action. Premetto che non c'è nulla di male nel fare attività di lobbying, inteso alla anglosassone, anzi, io stesso mi sono dato parecchio da fare nel 2005 per non fare passare la brevettabilità del software al parlamento europeo andando a fare lobbying presso i nostri europarlamentari e fu una vittoria storica (alcuni dicono un pareggio) nel vero senso della parola. Però bisogna stare attenti perché, come in tutte le cose, c'è una linea d'ombra che non va oltrepassata: bisogna agire in trasparenza. Ma qual'è il tema rappresentativo della Lobbying in Action che ho scelto? Lo dirò dopo. Per il momento ecco il link ad UNINFO, l'Ente di Normazione per le Tecnologie Informatiche e la loro Applicazione. Beh, senza un minimo di supporto non è che sia il sito più semplice di questo mondo per cercare informazioni, quindi armatevi di santa pazienza se avete voglia di capire cosa fanno e, soprattutto, come lo fanno. La prima cosa che ho fatto io è leggermi lo statuto. Ci sono tre tipologie di soci: i soci onorari, i soci ordinari e i soci osservatori. Solo i soci onorari e i soci ordinari, detti cumulativamente soci effettivi, hanno diritto di voto. Diritto di voto per che cosa? Per esempio alle riunioni di lavoro degli organi tecnici alle cui attività si sono iscritti. Poi vedremo anche  in che cosa consistono queste attività. Per il momento vediamo come funzionano le votazioni, sempre da statuto. La parte che mi interessa evidenziare è quella relativa alle Commissioni Tecniche. Di regola le decisioni nelle Commissioni Tecniche sono prese con la maggioranza relativa dei voti effettivamente espressi. Se però ci sono almeno tre soci effettivi che lo richiedono, le decisioni vengono prese a maggioranza qualificata. Raggiunge la maggioranza qualificata l’alternativa per la quale risultano contemporaneamente a favore almeno i due terzi dei voti espressi e a sfavore non più di un quarto.

Facendo una veloce simulazione con un foglio di calcolo (io uso NeoOffice su Mac OS X e OpenOffice sia su MS Windows che su GNU/Linux), vi accorgerete che non è semplicissimo fare passare una decisione che non sia condivisa all'interno della Commissione Tecnica. Per ogni voto contrario ad una decisione, ce ne vogliono 2 o 3 a favore in dipendenza del numero totale voti espressi dai soci effettivi che si sono iscritti alla Commissione Tecnica. Per esempio, se ci sono 24 voti espressi, passa la decisione che ha raggiunto non meno di 16 voti a favore e non più di 6 voti a sfavore.

Per ora è tutto. Più avanti vedremo cosa abbia a che vedere tutto ciò con la Lobbying in Action.

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14/06/07

..and again...

Ricevuto ora ora, divulgo.

COMUNICATO STAMPA
13/06/2007

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      SE I SOLDI SARANNO PUBBLICI, CHE I RISULTATI SIANO PUBBLICI
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Nonostante il Centro di Ricerca Microsoft di Trento e i "Centri per
l'Innovazione" promessi dai ministri Mussi e Nicolais in collaborazione
con Microsoft, siano due iniziative diverse e difficilmente
confrontabili, l'Associazione per il Software Libero mette in evidenza
un fatto politico importante: sono entrambi finanziati con soldi
pubblici.

La Regione Piemonte e il Politecnico di Torino sono i primi ad aver
realizzato gli intenti del Governo siglando un accordo con Microsoft, ma
il Rettore del Politecnico, Prof. Profumo, si è pubblicamente impegnato
affermando che

«dato che i soldi saranno pubblici, anche i risultati saranno pubblici»

L'Associazione per il Software Libero accoglie con soddisfazione queste
dichiarazioni e si dice pronta ad accettare l'invito che il Rettore ha
rinnovato davanti alla stampa.

A Trento invece la situazione è diversa: nonostante i risultati della
ricerca siano al 50 % proprietà di Microsoft, i costi del Centro di
Ricerca di Trento vengono sostenuti esclusivamente dai cittadini.

L'Associazione per il Software Libero produce e pubblica un rapporto
chiarificatore sullo stato di questo progetto, analizzando accuratamente
i bilanci e un gran numero di altri documenti pubblici facilmente
reperibili su Internet, rilevando che:

      * l'impegno previsto da parte di Microsoft Research Limited non
        solo è minoritario rispetto a quello pubblico, ma viene erogato
        sotto forma di “versamenti in conto capitale”, i quali possono
        ritornare a disposizione della multinazionale allo scioglimento
        del Consorzio nel 2010;

      * anche se diversi esponenti di Microsoft e del Governo parlano di
        “evitare la fuga di cervelli” dall'Italia, risulta invece che
        gli stipendi percepiti dai ricercatori sono poco più di un
        decimo di quelli dei loro colleghi inglesi;

      * infine - e più grave - i risultati delle ricerche prodotti dal
        Centro in questione non saranno liberamente disponibili, infatti
        esiste già il divieto all'uso per fini commerciali (nulla vieta
        che in futuro i risultati della ricerca vengano brevettati).

Il trasferimento di fondi pubblici alla ricerca privata non solo
rappresenta un problema etico di accesso alla conoscenza, ma va a
configurare una situazione di vantaggio economico a favore di una
singola società privata, la quale detiene già una posizione dominante
sul mercato ICT.

Per questi motivi l'Associazione per il Software Libero chiede
pubblicamente alla Giunta e al Consiglio della Provincia Autonoma di
Trento e al Ministero dell'Università e della Ricerca di:

      * rendere pubblici tutti i documenti e gli accordi, tutt'oggi
        segreti, siglati con Microsoft Corporation e le sue controllate;

      * rivedere le politiche di finanziamenti pubblici destinati al
        Centro di Ricerca Microsoft di Trento;
       
      * esigere dalla società consortile The Microsoft Research -
        University of Trento Centre for Computational and Systems
        Biology il rilascio del software prodotto sotto i termini della
        licenza GPL della Free Software Foundation (o altre
        compatibili);

      * esigere dalla società consortile The Microsoft Research -
        University of Trento Centre for Computational and Systems
        Biology il rilascio e la pubblicazione a titolo gratuito di
        tutti i paper scientifici, rapporti tecnici o altri documenti
        prodotti dai ricercatori del Centro, senza alcun tipo di
        restrizione.


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            Che cos'è l'Associazione per il Software Libero
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L'Associazione per il Software Libero è un'Associazione senza scopo di
lucro che ha come obiettivi principali la diffusione del software libero
in Italia ed una corretta informazione sull'argomento.


Contatti:
       
Paolo Didonè (paolo.didone@softwarelibero.it)


Per maggiori informazioni:

http://softwarelibero.it
info a softwarelibero.it
(+39) 06 99291342



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Annunci dell'Associazione Software Libero
http://www.softwarelibero.it/

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