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Un’infanzia rubata

Michael-jackson1

E' moltissimo tempo, troppo, che non scrivo più nel blog e  proprio ieri  avevo  preparato un post su un tema molto caldo, ma questa mattina, prima di partire per Torino, ho letto della morte di Michael Jackson e non l'ho pubblicato. In viaggio ascoltavo la radio e ho sentito un'intervista di molti anni fa in cui Michael Jackson raccontava della sua infanzia, senza amici e senza giochi, fatta solamente di concerti, di interviste e del padre che lo terrorizzava. Non ha mai accusato chi gli ha davvero rubato l'infanzia: lo show business che su quella voce tanto blues quanto celestiale e su quel corpo minuto ed elettrico voleva e ha lucrato oltre ogni modo. Poi ho sentito che per riparare ai debiti di 500 milioni di dollari che aveva contratto in un'età adulta solo per l'anagrafe, gli avevano fatto un contratto per 50 concerti a Londra, di cui qualcuno si è divertito anche a calcolare il danno economico causato dalla sua morte (non ricordo se 300 milioni di sterline, di dollari o di euro). Per poter sostenere quello sforzo Jacko non ha opposto resistenza e si è sottoposto alle cure di medici che di Ippocrate non ricordano neppure il nome. Dopo l'infanzia, lo show business gli ha rubato l'ultima cosa che gli era rimasta: la vita.