Giacomo Cosenza -

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novembre 2007

18/11/07

Stigma e DRM/3

Avendo deciso di prendere il toro (il DRM) per le corna (lo stigma), dovrei esaminare le argomentazioni contro il DRM di tutti o quasi i movimenti a difesa dei consumatori o del software libero/aperto. Il materiale in rete è tanto vasto  che mi è impossibile tracciarlo per intero o anche solo categorizzarlo. Per chi volesse avere un'idea di quanto lo stigma del DRM sia cresciuto negli ultimi anni può consultare i contenuti di drm.info il cui mantra è  "defective by design". Il sito contiene anche i riferimenti a molti altri siti che stigmatizzano in più lingue il DRM.  Solo la schizofrenia soffre di una maggiore maledizione sociale. Ma di quale DRM si parla tanto male? Di tutti, facendo di ogni erba un fascio. La rete è potente, è un insieme quasi illimitato di microfoni aperti che parlano, uno per ogni indirizzo IP, ma l'intelligenza ce la dobbiamo mettere noi. Non basta copiare qui e li, linkare questo o quell'altro, googlare a destra e a sinistra (meglio wikipedia, se volete un consiglio). Dobbiamo metterci intelligenza e, ancora prima dell'intelligenza, bisogna  sudare, come Giacomo Leopardi, sulle carte, e anche sui bit. Al sudore e all'intelligenza non basta sostituire la passione ideologica per capire come stiano davvero le cose. Dobbiamo tutti prendere in mano il manuale del giornalista in 24ore e andare a verificare le fonti delle notizie e delle affermazioni, dobbiamo andare più lenti e più profondi. E' faticoso, lo so, ma non abbiamo alternative se vogliamo capire come stiano le cose. Lo stigma verso il DRM, se è meritato per tutti i DRM di cui parla drm.info non lo è per quello definito all'interno di DMP (Digital Media Project) e che va sotto il nome di IDP (Interoperable DRM Platform). IDP, o iDRM (interoperable DRM) come mi piace chiamarlo, è una bestia parecchio differente da tutti i DRM che avete mai visto, ma per scoprirlo bisogna studiare. Potrò indicarvi qualche scorciatoia, fornirvi qualche sintesi, qualche principio, qualche spiegazione, ma per parlarne con cognizione di causa bisogna studiarlo, bisogna sudarci sopra quasi quanto quelli che ne hanno create le specifiche tecniche, Leonardo e Filippo Chiariglione primi tra tutti.

Ecco, dopo questo sfogo, nei prossimi post comincerò davvero a parlare di iDRM.

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15/11/07

Stigma e DRM/2

Nel precedente post dedicato allo stigma del DRM ho solo annunciato il tema di questa serie. In questo secondo post ho intenzione di cominciare a prendere il toro per le corna.

Per come lo conosciamo da consumatori, il DRM viola numerosi diritti che pensavamo acquisiti nella nostra passata esperienza analogica, il più evidente dei quali, anche se non il solo, è la libertà di scegliere il player con cui godersi quanto acquistato legalmente in rete. E il movimento dell'open source non si è certo lasciato sfuggire l'occasione per screditare ulteriormente una filosofia commerciale basata sulla limitazione dei diritti dei consumatori, reinterpretando l'acronimo del DRM come Digital Restrictions Management.
I giudizi negativi rivolti al DRM sono tanto meritati da avere trovato supporto anche presso alcuni legislatori europei e la sua applicazione ai prodotti dell'industria dell'intrattenimento sembrerebbe essere giunta al capolinea, visto che persino nella recording industry c'è chi sta già rinunciando all'uso del DRM per la protezione di buona parte dei propri cataloghi digitali.

Partendo da simili posizioni parrebbe a prima vista impossibile, soprattutto per chi come me ha sempre sostenuto il FOSS anche per motivi di politica industriale nazionale, saltare la barricata per sostenere che il DRM non è un mostro cattivo, ma persino indispensabile, insieme ad altri interventi tecnologici e normativi, ad abilitare il futuro dei digital media in Italia e nel mondo senza che i ricavi, per ora molto modesti, rimangano comunque nelle mani dei soliti noti, invece di fluire ad alimentare una nuova generazione di artisti e di intermediari tra loro e i consumatori.

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12/11/07

Stigma e DRM/1

Questo è il primo di una serie di post che dedicherò all'innominabile tecnologia di gestione dei diritti d'autore, meglio conosciuto come DRM (Digital Rights Management).

Chi mi conosce solo per le battaglie contro la brevettabilità del software che mi hanno portato anche a Bruxelles o per il mio convinto sostegno al FOSS (Free & Open Source Software), potrà avere l'impressione che mi sia andato di volta il cervello. Chi, invece, mi conosce anche per la partecipazione al gruppo dmin.it non troverà nulla di particolarmente sorprendente in questa serie di post che dedicherò alla rimozione dello stigma che il DRM si è conquistato presso gran parte dei consumatori e presso i sostenitori del FOSS. Arriverò, al termine di questa serie, persino a ribaltare il giudizio sul TPM (Trusted Platform Module), ossia il diavolo in persona.

Parlerò spesso durante questa serie di post  della proposta di dmin.it per i digital media, perché la ritengo molto seria e decisamente interessante per il nostro paese. Tuttavia, pur essendo uno dei membri più attivi di dmin.it, non posso certo rappresentarla in questo spazio personale. Tutto quello che scriverò non rappresenterà quindi la posizione ufficiale di dmin.it sul DRM, sul TPM o su qualsiasi altro tema relativo ai digital media.

In passato ho scritto un articolo sul DRM di Sony-BMG, solo apparentemente in contrasto con quanto andrò a sostenere in questa serie. Se avete voglia di perdere 10 minuti del vostro tempo leggetelo. Credo sia un buon punto di partenza.





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