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Stigma e DRM/3

Avendo deciso di prendere il toro (il DRM) per le corna (lo stigma), dovrei esaminare le argomentazioni contro il DRM di tutti o quasi i movimenti a difesa dei consumatori o del software libero/aperto. Il materiale in rete è tanto vasto  che mi è impossibile tracciarlo per intero o anche solo categorizzarlo. Per chi volesse avere un’idea di quanto lo stigma del DRM sia cresciuto negli ultimi anni può consultare i contenuti di drm.info il cui mantra è  "defective by design". Il sito contiene anche i riferimenti a molti altri siti che stigmatizzano in più lingue il DRM.  Solo la schizofrenia soffre di una maggiore maledizione sociale. Ma di quale DRM si parla tanto male? Di tutti, facendo di ogni erba un fascio. La rete è potente, è un insieme quasi illimitato di microfoni aperti che parlano, uno per ogni indirizzo IP, ma l’intelligenza ce la dobbiamo mettere noi. Non basta copiare qui e li, linkare questo o quell’altro, googlare a destra e a sinistra (meglio wikipedia, se volete un consiglio). Dobbiamo metterci intelligenza e, ancora prima dell’intelligenza, bisogna  sudare, come Giacomo Leopardi, sulle carte, e anche sui bit. Al sudore e all’intelligenza non basta sostituire la passione ideologica per capire come stiano davvero le cose. Dobbiamo tutti prendere in mano il manuale del giornalista in 24ore e andare a verificare le fonti delle notizie e delle affermazioni, dobbiamo andare più lenti e più profondi. E’ faticoso, lo so, ma non abbiamo alternative se vogliamo capire come stiano le cose. Lo stigma verso il DRM, se è meritato per tutti i DRM di cui parla drm.info non lo è per quello definito all’interno di DMP (Digital Media Project) e che va sotto il nome di IDP (Interoperable DRM Platform). IDP, o iDRM (interoperable DRM) come mi piace chiamarlo, è una bestia parecchio differente da tutti i DRM che avete mai visto, ma per scoprirlo bisogna studiare. Potrò indicarvi qualche scorciatoia, fornirvi qualche sintesi, qualche principio, qualche spiegazione, ma per parlarne con cognizione di causa bisogna studiarlo, bisogna sudarci sopra quasi quanto quelli che ne hanno create le specifiche tecniche, Leonardo e Filippo Chiariglione primi tra tutti.

Ecco, dopo questo sfogo, nei prossimi post comincerò davvero a parlare di iDRM.