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Prova di dialogo

Questo è un post particolare. E' il risultato della prova di dialogo tra me e Leonardo Chiariglione su un problema di attualità: il voto contrario di ISO al primo passo di approvazione come standard internazionale del formato per i documenti d'ufficio proposto da Microsoft. La conversazione è avvenuta via email nell'arco di un paio di giorni. Io e Leonardo abbiamo post-editato in modo minimale il testo al solo scopo di riprodurre una continuità di dialogo più simile a quello che si sarebbe svolto oralmente.

Ogni settore di attività professionale sviluppa un proprio glossario di termini e di riferimenti i cui significati e/o conoscenza si danno per scontati tra gli addetti ai lavori. Lo scopo è quello di rendere più agile la comunicazione. Tuttavia, così facendo, si crea una barriera di ingresso anche laddove i temi di cui si discute potrebbero essere compresi con estrema semplicità dai non addetti ai lavori, cosa non solo utile, ma persino necessaria quando la discussione tocca argomenti che impattano gli interessi di questi ultimi.

Per questo motivo ho pensato di premettere al dialogo un glossario minimale dei termini che io e Leonardo abbiamo utilizzato o che contestualizzano la nostra conversazione.

Un'ultima precisazione. La trascrizione di un dialogo ha dimensioni parecchio superiori a quelle tipiche dei post dei blog. Chiedo venia al lettore frettoloso o con poco tempo a disposizione. Chi volesse, può scaricare da qui la versione in formato PDF prodotta con NeoOffice (il porting di Open Office per sistema operativo Mac OS X)

Glossario

  • ISO: International Organization for Standardization. International Standards for Business, Government and Society.
  • MPEG: è un gruppo di lavoro dell'ISO/IEC che cura la definizione di un insieme di standard di codifica dei flussi di dati audio/video. Il sito ufficiale di MPEG è ospitato nel sito di Leonardo Chiariglione che lo ha fondato nel 1988 e che tutt'ora lo presiede.
  • UNINFO: L'UNINFO, libera associazione a carattere tecnico, ha lo scopo di promuovere e di partecipare allo sviluppo della normativa nel settore delle tecniche informatiche. In questo ambito l'UNINFO, ente federato all'UNI, opera con delega UNI, a livello nazionale ed internazionale e rappresenta l'Italia presso l'ISO.
  • ECMA: Ecma International is an industry association founded in 1961, dedicated to the standardization of information and communication systems
  • DMP: A not-for-profit organisation with the mission to "promote continuing successful development, deployment and use of Digital Media that respect the rights of creators and rights holders to exploit their works, the wish of end users to fully enjoy the benefits of Digital Media and the interests of various value-chain players to provide products and services.
  • ODF: Open Document Format. ODF è stato approvato come standard internazionale da ISO il 25 gennaio 2007. La più nota famiglia di applicazioni d'ufficio che implementano questo standard è Open Office.
  • PLIO: L'Associazione PLIO, Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org, è un'associazione di volontariato senza fini di lucro che ha come scopo la promozione della versione italiana della suite open source per l'ufficio OpenOffice.org.
  • OOXML: Office Open XML - cfr. ISO/IEC DIS 29500 . Il formato proprietario di Microsoft per i documenti d'ufficio sottomesso con procedura privilegiata (fast-track) attraverso la precedente accettazione come standard da parte di ECMA.
  • <NO>OOXML: il sito web gestito da FFII che ha lanciato la campagna mondiale contro l'adozione di OOXML come standard internazionale per i documenti d'ufficio da parte di ISO.
  • MS Office 2007: la nuova suite Office di Microsoft che adotta il formato OOXML.
  • Open Type: OpenType è un formato di font vettoriale per computer, sviluppato da Adobe Systems e Microsoft Corporation.
  • RAND: Reasonable and Non Discriminatory Licensing. Condizioni ragionevoli e non discriminatorie di licenza dei brevetti necessari per realizzare/usare una implementazione di uno standard (non necessariamente adottato da ISO). Non discriminatorie significa che il prezzo deve essere uguale per tutti. Ragionevole non so cosa significhi, visto che non è definito da nessuna parte.

Mimmo Cosenza (MC): Leonardo, io e tantissimi altri (non solo italiani) ti consideriamo la più autorevole voce quando si parla di standard. In un mio post di questo stesso blog ospitato da Nova100 ho anche interpretato la tua astensione dalla votazione su OOXML con le seguenti parole:

E' una lezione di cultura, di stile e di deontologia professionale per tutti e spero vivamente che se ne accorgano anche negli altri organismi nazionali di ISO.

Adesso che i risultati complessivi della votazione sono pubblici, così come sono pubbliche anche le modalità non proprio trasparenti in cui questa votazione si è svolta, puoi aggiungere qualche ulteriore precisazione alla tua posizione o alla mia interpretazione della tua posizione?

Leonardo Chiariglione (LC): Mimmo, grazie per le parole. Penso che io e le migliaia di persone che, negli anni, si sono succedute in MPEG abbiamo in effetti contribuito a portare aria nuova nel mondo degli standard. Sono stato chiamato, come membro della commissione UNINFO JTC1, a dare il mio contributo alla creazione di una posizione italiana condivisa sul DIS 29500.

Anche se la mia formazione mi porta a dar valore preminente agli standard che sono il risultato di un processo aperto ed equo, mi piego alla realtà di un set di applicazioni proprietarie che sono usate da centinaia di milioni di persone.

Pertanto, se il proprietario di queste applicazioni decide di aprirle e farne uno standard internazionale, la cosa è per me benvenuta, purché il processo di creazione dello standard sia fatto bene ed il risultato permetta l'effettiva creazione di un mercato orizzontale di prodotti interoperabili multisorgente.

Quello che sarebbe stato desiderabile è che il proprietario di cui sopra avesse fatto quello che ha fatto un paio di anni fa quando ha presentato Open Type ad MPEG. In quel caso siamo partiti da un Working Draft che è poi diventato Committee Draft fino a diventare alla fine Final Draft International Standard con il nome Open Font Format (IISO/IEC 14496-22). Così tutti i national body hanno avuto la possibilità di rivedere il contenuto tecnico dello standard e contribuire alla sua redazione.

Così non è stato per il caso in questione e ci siamo trovati, applicando una procedura che non ho contribuito a creare ma che esiste, con un documento allo stato “finale”, il DIS 29500 appunto. Quello che ho cercato di fare in UNINFO è stato di applicare al DIS 29500 la procedura che MPEG ha sempre adottato per i suoi standard (almeno, quelli per cui la procedura aveva senso) e cioè di avere una versione dello standard in forma testuale accanto ad un'altra che tu chiameresti "reference implementation" e che ha lo stesso valore normativo dello standard scritto con parole umane. Oltre a questo ho anche chiesto che ci fossero i test di conformità, che sono necessari per dirimere le eventuali contese quando sorgono problemi di non interoperabilità.

Devo dire che i membri della commissione sono stati molto ricettivi e c'è già un gruppo di aziende che ha dichiarato l'intenzione di partecipare ai lavori di creazione della reference implementation.

Purtroppo la settimana in cui si doveva finalizzare la mozione comune io ero via per presiedere la riunione MPEG e la mozione comune non è stata raggiunta. Ho quindi deciso di non partecipare alla votazione.
Io penso che il DIS 29500 sia solo il primo grosso esempio di applicazioni proprietarie che si vogliono convertire in standard internazionali ed è quindi importante, come industria IT, che si abbandonino gli orti recintati e si pensi al bene generale dell'industria (il che vuol dire al bene di chi usa i suoi prodotti, cioè noi).  Io non so quale sarà il risultato del ballot DIS 29500. Se lo standard sarà approvato è possibile che non si riesca a creare un mercato orizzontale di prodotti interoperabili multisorgente (scusa l’ipotetica di secondo tipo, ma non ho avuto tempo di leggere le alcune migliaia di pagine del documento). Se lo standard non sarà approvato continueremo ad avere centinaia di milioni di utenti che usano applicazioni proprietarie.
Un ultimo commento. Tu parli di "modalità non proprio trasparenti" di voto.
Io non vedo dove c'è stata mancanza di trasparenza.

MC: Leonardo, affronto subito la questione della trasparenza. Mi riferisco alla contemporaneità della procedura privilegiata  (fast track) seguito per DIS29500 (possiamo chiamarlo da ora in avanti OOXML per facilitare la comprensione dei lettori?) e il grande numero di iscritti dell'ultima ora al solo scopo di influenzare il risultato della votazione e senza specifiche o addirittura senza nessuna competenza di merito su OOXML. L'altissima adesione, anche se dell'ultimo momento, SENZA fast track potrebbe essere anche positiva, ma CON la procedura di fast track, in tutta onestà, appare molto sospetta, tanto sospetta che nel national body svedese (Sis) hanno colto un dipendente di Microsoft con le mani nella marmellata e sono stati costretti ad annullare il voto svedese.

Come sai, benchè lo avessi persino annunciato nel mio blog, all'ultimo momento ho deciso di non iscrivermi a UNINFO. Adesso, in tempi non più sospetti, potrei essere disposto a farlo se UNINFO mi garantisse almeno l'impegno ad attivarsi con ISO per fare eliminare la procedura fast track. Infatti il processo incrementale che hai descritto in relazione a Open Type di MPEG mi sembra non solo ottimo, ma il migliore  possibile in questi contesti.

Allo stesso modo mi sembra necessario introdurre nel processo incrementale MPEG-like la disponibilità di una reference implementation, completa di test di conformità e rilasciata con licenza open source adatta allo scopo. Queste mi sembrano condizioni ragionevoli per avere la speranza che in futuro non si assista più al tentativo di standardizzare formati e protocolli proprietari al solo scopo di continuare a mantenere un monopolio di un mercato, soprattutto nei mercati della pubblica amministrazione. Ma a mio avviso ne manca ancora una: la liberatoria sull'uso degli eventuali brevetti contenuti nelle specifiche e/o nella reference implementation di quelle specifiche.

Ecco a tutte queste condizioni insieme darò il mio benvenuto a OOXML. Viceversa, e ho il timore che si realizzi, continuerà a non esistere un mercato orizzontale competitivo delle applicazioni d'ufficio.

Mi interessa adesso approfondire una cosa molto interessante di cui hai accennato: la disponibilità di un gruppo di aziende italiane a realizzare la reference implementation di OOXML. Ci puoi dire qualche cosa di più in proposito? La mia personale preoccupazione in proposito sono i tempi di realizzazione.

LC: Mimmo, il fast track è una cosa parecchio complicata e non vorrei dire delle cose che, per la loro incompletezza, portino a dei fraintendimenti. La scusa che viene abitualmente portata per giustificarla è che il processo ISO è molto lungo e pesante. Questo non è vero. Se la tecnologia è matura ci si mette anche solo un anno. Questa è stata all'incirca la durata dello sviluppo di  Open Font Format.

UNINFO potrebbe farsi promotore della rimozione del fast track dell'ECMA presso il JTC1.
Per la reference implementation ed il conformance testing di OOXML (che io però preferisco chiamare ISO/IEC DIS 29500, proprio per marcare il distacco dal prodotto commerciale) penso sarebbe bello vedere un gruppo nutrito di aziende, specie se membri UNINFO, farsi avanti e dichiarare il loro interesse per poi far pressione su UNINFO che diventi il portabandiera della proposta intorno a cui coagulare l'interesse di altri national body. In questo modo is potrebbe andare al ballot resolution meeting di febbraio prossimo con una proposta operativa che, spero, trovi d'accordo la maggioranza dei national body.

Per quel che riguarda la natura open source della reference implementation ed i brevetti, io penso che la "licenza MPEG" è, a tutti gli effetti, open source e dovrebbe essere accettabile. Per i brevetti non saprei perché è un tema difficile, ma io penso che anche qui la quadra si dovrebbe trovare.

MC: Leonardo, spero che sulla rimozione di fast track si possano trovare ampi consensi da entrambe le parti in gioco. Sarebbe un ottimo segnale per ridare credibilità a ISO, che nella querelle OOXML molti ritengono ne sia uscita un poco malconcia, ma anche per ritrovare uno spirito di collaborazione e negoziazione che sembrerebbe essenziale nel processo di definizione di uno standard internazionale e condiviso.

La fattibilità della reference implementation  è un punto molto delicato. Solamente con il diretto e concreto impegno di Microsoft stessa, espresso anche attraverso il supporto alle aziende che si candidassero, la tua proposta troverebbe spazi di realizzabilità in tempi opportuni e credibili. Viceversa, ho davvero il timore che sarebbe utilizzata strumentalmente solo per fare passare OOXML al prossimo ballot di febbraio: "passata la festa, gabbato lo santo".

Riguardo la licenza MPEG la conosco solamente dalle varie chiacchierate che nei mesi passati ho fatto con te quando si doveva proporre a DMP la licenza da adottare per Chillout. Da quanto mi dicevi risultava che con MPEG ti eri inventato una licenza open source ante litteram. Però da parecchi anni c'è OSI che si occupa proprio della certificazione delle licenze open source. Si potrebbe pensare di sottomettere la licenza MPEG ad OSI, ma forse sarebbe più praticabile utilizzare MPL1.1, come proponemmo con il prezioso supporto legale di Carlo Piana per Chillout.

Veniamo al problema dei brevetti software. Come ricorderai quando scegliemmo MPL1.1 lo facemmo soprattutto in considerazione della sua minore nebulosità proprio in riferimento alle eventuali violazioni di brevetti software. Personalmente ritengo che questo sarebbe un altro punto in cui Microsoft dovrebbe manifestare la sua reale volontà di collaborazione cedendo gratuitamente gli eventuali brevetti contenuti nelle specifiche di OOXML (scusami se insisto, ma sono pigro e scrivere l'intero nome della specifica mi da l'orticaria).

Adesso ti faccio una provocazione. Molto forte. Immaginati che le specifiche del DRM interoperabile di DMP avessero già ottenuto il bollino ISO, che Chillout avesse già raggiunto il livello di completezza e di ingegnerizzazione di OpenOffice e che esistessero anche altre implementazioni, magari meno complete, delle specifiche di cui sopra.

Arriva Microsoft e sottomette la sua soluzione proprietaria di DRM a ECMA e, attraverso questa,  accede al fast track per ottenere il bollino ISO.
Come reagiresti?

LC: Non reagirei. MS Office è una suite di applicazioni progettate per rispondere a precise necessità della vita d'ufficio e, di riflesso, della casa. OpenOffice è una buona suite di applicazioni che fornisce in larga parte le stesse funzionalità. Invece Windows Media DRM è certo un'ottima tecnologia, ma sostanzialmente permette di realizzare poco più che i modelli di business del passato. Chi pensa di utilizzare il DRM con la mentalità di ieri scoprirà ben presto di aver fatto male i suoi conti. Chillout invece è stato progettato per permettere a chiunque di farsi il suo DRM con un livello di granularità che Windows Media DRM, oggi, neanche si sogna.

MC: Ti provoco ancora di più: in prossimità del voto, proprio qualche ora prima della scadenza, si iscrivono ai national body moltissimi partner di Microsoft quasi tutti a digiuno di DRM. Dopo le votazioni si scopre anche che ad alcuni di questi partner sono state promesse delle ricompense da dipendenti di Microsoft, come è accaduto nel national body svedese, in cambio del loro voto favorevole.
Come reagiresti?

LC: Penso di aver dimostrato con la mia astensione dal voto che di DIS 29500 quello che mi importa davvero è che ISO si attrezzi a gestire quelli che mi aspetto saranno molti casi futuri di conversione di specifiche proprietarie in standard internazionali.  Questo va fatto con la triade: standard in linguaggio comprensibile dall'uomo (quello di cui si è parlato finora), standard in linguaggio
comprensibile da una macchina (reference implementation) e test di conformità (test suites).

MC: Ok, finalmente ho (abbiamo) capito la vera interpretazione della tua astensione, che non è solo espressione di un comportamento socialmente corretto, ma anche di strategia per il futuro che condivido, anzi ammiro per la sua lucidità.

Attrezzarsi per il prevedibile ricorso a conversioni dei protocolli da proprietari in standard internazionali significa chiedere a ISO di togliere il fast track. Forse qui c'è da approfondire un poco di più. Per esempio c'è da chiedersi se la rimozione del fast track debba limitarsi alle proposte di standardizzazione per le quali esista già uno standard internazionale di riferimento, oppure incondizionatamente.

Benissimo anche per quanto riguarda la triade. Però siccome anch'io conosco un poco i miei polli, specifichiamo di più per togliere qualsiasi ambiguità latente. La reference implementation deve essere rilasciata con una licenza open source OSI compliant non scelta dal proponente. E questo deve essere fatto come primo step del processo immediatamente dopo la proposta di standardizzazione. Nel frattempo, se proprio dovessi dirla fino in fondo, chederei a ISO di definire uno standard internazionale per le licenze open source delle reference implementation di tutti gli standard internazionali che riguardano ciò che può essere rappresentato numericamente (i.e. digitalmente)

Poi bisogna accordarsi sulla questione dei brevetti. So che a te RAND sembra una buona posizione di compromesso. A me, e a moltissimi altri come e molto meglio di me, invece no. Questo è un altro tema di discussione che tu hai già affrontato in MPEG, ma credo si possa migliorare. Che ne pensi?

LC: Riprendiamo un punto alla volta. Togliere il fast track tout court non è ragionevole. Io non ne so abbastanza, ma penso che ci siano dei casi in cui il fast track svolge un ruolo utile, ad esempio nel caso in cui la specifica è stata sviluppata con un processo aperto (e.g. DMP, anche se però il Media Streaming MAF ha seguito tutto il processo normale di votazione come per Open Font Format). Quello che si può chiedere è di togliere il fast track di ECMA (le direttive permettono ad ECMA di mettere un suo standard in fast track. Il problema è che uno standard ECMA può essere sviluppato anche se ci sono solo 5 aziende che lo sostengono.

Per quanto riguarda la reference implementation ISO/IEC 29500 ho già avuto modo di dire in altre occasioni che la licenza dovrebbe fornire il codice sorgente senza alcun costo e consentirne anche l'utilizzo commerciale e la sua modifica, mantenendo però la conformità con ISO/IEC 29500. Questa è una clausola chiave della licenza MPEG. Capisco che l’open source voglia avere libertà completa di cambiare il codice, ma questa va bilanciata con la confusione (alias mancanza di interoperabilità) che si viene a creare nel mercato.

E veniamo ai brevetti. Togliere RAND dall'ISO è come togliere l'Empire State Building da NY. Se però la clausola fosse per applicazioni proprietarie che si vogliono convertire in standard, allora penso che se ne possa parlare.

MC: Va bene Leonardo. Diciamo che il punto di debolezza procedurale, io la chiamerei la backdoor di ISO, è rappresentata dalla procedura di fast track per ECMA. E' un tema che andrà approfondito, magari coinvolgendo chi conosce bene quella procedura e chi, come Carlo Piana, può fornire supporto legale molto competente per limitarne l'applicazione ai casi appropriati.

Anche sulla liberatoria dei brevetti limitatamente ai casi da te citati mi sembra un compromesso che, senza sconvolgere gli interessi delle multinazionali, potrebbe comunque trovare un consenso presso chi, come me, è sempre stato contrario alla brevettabilità del software.

Grazie Leonardo per la tua disponibilità in questa "Prova di Dialogo". Mi sembra che i requisiti ed i paletti che abbiamo individuato meritino di essere messi a frutto per ristabilire un clima di collaborazione utile per il ballot di febbraio sul OOXML, ma in generale per proporre, dall'Italia, una soluzione prospettica ai problemi che ISO dovrà affrontare sempre più spesso nel prossimo futuro.  In questo senso, credo che l'Italia potrebbe farsi promotrice di un'iniziativa locale che sottoponga questi primi principi al giudizio di Microsoft e delle comunità di sviluppatori e sostenitori del FOSS (Free & Open Source Software) italiani per poi provare a proporla agli altri national body di ISO.
 

Commenti

Se la discussione attorno ad ECMA OOXML o DIS 29500 fosse avvenuta come in questo post/intervista, penso che saremmo approdati ad un qualche punto concreto e si sarebbero potuto fare dei veri passi in avanti.
Sono Andrea Valboni, Technology Officer di Microsoft Italia e membro UNINFO per Microsoft. Penso di poter dire di essere tra quelle aziende che Leonardo Chiariglione indica come interessate alla proposta di una reference implementation del DIS 29500 e di procedure di validazione, quando ne parlammo in una delle prima conference call la proposta mi colpì ed iniziai a parlarne al mio interno. Dopo un bel pò di call interne e mail e telefonate notturne per via del fuso orario, alla fine convinsi un pò di persone che la cosa era giusta e che dovevamo appoggiarla, cose che ho fatto allegando la proposta di Chiariglione integralmente alla mia proposta di voto, appoggiata da due aziende nostre partner che di XML ci capiscono e tanto.
Per rispondere quindi alla prima importante domanda: sì, sono daccordo nel portare avanti la richiesta di una reference implementation e di procedure di test, da rilasciare con licenza OSI (qui il dibattito si fa lungo, personalmente preferisco BSD o Apache, ma se ne può parlare) e credo che molte delle aziende che hanno deciso di entrare in UNINFO per partecipare al voto, di uno schieramento o dell'altro, siano daccordo nel portare avanti questa proposta. Non ho ancora capito se l'Italia parteciperà al BRM, essendosi di fatto astenuta, ma se dovesse succedere mi prendo qui l'impegno di sostenere questa proposta, perchè è giusta e ci credo.

L'altra grande domanda è: la procedura di Fast Track è da abolirsi come pratica ISO? Onestamente anch'io ho difficoltà a dire sì o no; di certo però mi verrebbe da dire che ogni specifica tecnica che venga sottoposta a procedura di fast track, deve essere accompagnata da una reference implementation, i cui sorgenti siano liberamente accedibili e senza oneri pecuniari. Potrebbe bastare? Non saprei, credo ci sia da pensarci su.

Mi piacerebbe poter chiarire anche altri aspetti sui quali in questo periodo ci sono state molte diatribe, alcuni sono presenti nel post di Mimmo:
- lo standard contiene molti flows
- lo standard è gravata da patents e non è del tutto libero da vincoli di proprietà intellettuale
- Microsoft ha manovrato per influenzare il voto, vedi Svezia...

Tralascio il primo, troppo lungo da rispondere qui, parliamone al BRM e vediamo cosa risponde ECMA ai commenti tecnici, alla fine è ECMA che deve dare una risposta; persolamente credo che alcuni commenti tecnici siano da considerare, molti altri che ho letto dimostrano una non comprensione (in buona o cattiva fede) dello standard, incluso il tema del calendario gregoriano continuamente citato. Di fatto però crescono di giorno in giorno il numero delle aziende che usano questo standard e ci costruiscono applicazioni, tanto bacato forse non è (detto che ogni standard ECMA OOXML incluso può e deve essere migliorabile secondo un processo condiviso).

Il secondo aspetto è stato a lungo dibattuto anche in Italia, pensavo di aver portato prove (mi sono fatto dare persino il licensing per i formati proprietari, credo che nessuno national body ce l'abbia) che spiegassero che non è così, ma come sempre se si vuol credere e far credere che in ECMA OOXML ci sono dei brevetti non esiste prova a discarico, siamo i cattivi e tali restiamo. Non so che dire, credo che alla fine chi ha ancora dubbi debba chiedere all'Information Technology Task Force, che ha analizzato ECMA OOXML sul piano della conformità delle regole ISO in merito ai brevetti, se ci sono vincoli brevettuali nello standard proposto. Dal mio punto di vista questo punto è chiuso da tempo.

Così com'è fatto oggi il meccanismo di adesione e di voto a livello delle varie nazioni, ogni situazione di voto può facilmente approdare ad uno stallo: potrebbe essere impossibile con questi meccanismi poter approvare o bocciare qualsivoglia proposta di standard. Più che continuare a citare la Svezia o altre situazioni dove come sempre noi siamo i soli ed unici mestatori (ma a qualcuno è venuto il dubbio che non sia proprio così questo film?) il vero punto di fondo è un altro: con queste regole nessuno va da nessuna parte. Contrasti ce ne sono stati e ce ne saranno sempre, purtroppo non è più solo questione di discutere il merito tecnico di una specifica, ma penso si debba creare un contesto di discussione meno ideologico, competente, dove la rappresentatività dei membri rifletta la realtà del mercato (colpisce che nel JTC1 di UNINFO non ci sia mezza azienda utente, ma solo aziende che operano nell'IT) ; come farlo non è cosa semplice e non ho risposte pronte all'uso, ma credo ci si debba seriamente pensare.

Mi auguro che questo dibattito non finisca qui, da parte mia c'è la volontà di andare avanti, in modo costruttivo.

Ciao Andrea e grazie per la risposta con la quale tu, e attraverso di te Microsoft, vi rendete disponibili al dialogo che non finisce certamente qui, tanto meno in uno spazio come questo da cui è partito il sollecito e che spero trovi a breve risonanza in spazi ben più consoni all'importanza che ha. Credo che il luogo naturale di questo dialogo sia UNINFO medesima, ma con alcune condizioni di contorno che esprimo a titolo personale. La prima è che si tratti di uno spazio di cristallo, ossia del tutto visibile dall'esterno. La seconda è che gli impegni che si prendono in quella sede siano vincolanti. La terza è che si lavori anche e soprattutto per la prospettiva e non per il solo caso particolare. Un poco come nella programmazione, dal caso particolare dobbiamo sforzarci di trovare, per astrazioni successive, un modello di soluzione resistente ad altri casi simili che si potranno verificare in futuro e che ISO sembra non essere attrezzata a gestire. Fa infatti un certo effetto leggere nel payoff del logo di ISO: "International Standards for Business, Government and Society". E' venuto il momento di passare dal primo (Business) al secondo (Government) e al terzo (Society) obiettivo della standardizzazione internazionale. Proviamoci.

Carlo Piana, che certamente non ha bisogno di presentazioni, questa mattina ha pubblicato nel suo blog http://www.piana.eu/ il suo punto di vista http://www.piana.eu/?q=it/dialogo_ooxml sui contenuti della proposta di dialogo e sulla risposta di Andrea Valboni di Microsoft a tale proposta.
Carlo, che ringrazio per l'attenzione e l'equilibrio, si rende disponibile al dialogo, ma sottolinea la necessità, perché il percorso possa essere promettente, di rimuovere alcuni "macigni" che attualmente lo ostacolano. Non volendo rischiare di distorcere le parole di Carlo nel tentativo di riportarne qui una sintesi, vi invito a leggere direttamente il suo post all'indirizzo sopra riportato. Vi assicuro che ne vale la pena. Ciò detto, credo che sia necessario, come indicavo implicitamente nella mia risposta ad Andrea Valboni, identificare una sede opportuna per proseguire tale dialogo e qualche criterio/regola cui attenersi durante lo stesso. Qualsiasi suggerimento in proposito è ben accetto.

Mimmo

se davvero ms-ooxml non contiene nessuna parte coperta da brevetti detenuti da microsoft o da sue controllate dovrebbe non costare nulla mettere nella licenza di tutti i prodotto microsoft o sue controllate che implementano tale formato una clausola del genere: nel caso in cui microsoft (o sua controllata) vanterà in qualsiasi sede la detenzione di brevetti software su parti implementate da terzi del formato ms-ooxml, allora la controparte avrà in licenza in automatico da parte di microsoft stessa (o sua controllata) tale parte sotto licenza GPL 3.0 o superiore. La stessa clausola si applicherà per ogni brevetto software che microsoft (o sua controllata) depositerà o ha già depositato che ricopra qualsiasi ambito incluso nel formato ms-ooxml.

Questo passo permetterebbe da una parte a microsoft di dimostrare effettivamente che non vi è e non vi sarà mai nessun suo brevetto che possa ostacolare l'uso di tale formato da parte di terze parti; dall'altra parte permetterebbe di avere una protezione forte nel caso in cui microsoft (o sua controllata) tiri fuori dal cilindro un ipotetico brevetto software che potrebbe metterla in difficoltà.

In ogni caso io sono contrario a ms-ooxml per molti motivi, alcuni già accennati a Andrea Valboni in altre sedi, ma senza aver ottenuto una risposta in merito.

Sono Davide Dozza, presidente dell'associazione PLIO, Progetto Linguistico OpenOffice.org che si occupa di gestire la comunità degli utenti OOo in Italia.
Sono felice di vedere che ci sia voglia di dialogo. Non sono affatto sorpreso perchè conosco gli interlocutori come persone serie e professionali e umanamente sarei sorpreso del contrario. Tra l'altro questa disponibilità si era manifestata anche durante le discussioni all'interno di UNINFO.
Non sono affatto d'accordo con Andrea Valboni che se questa discussione si fosse avuta all'interno di UNINFO saremmo approdati a qualcosa di concreto. La ragione è semplice ed è nella natura stessa del Fast Track di ISO che non lo permette: per quanto si voglia dibattere solo un "no" avrebbe permesso di discutere effettivamente i commenti. E aver accettato un "si" con commenti, come era stato proposto, avrebbe permesso di approvare lo standard così com'è con generiche promesse di averci messo mano nel futuro.

Al di la dei commenti tecnici del formato che si possono risolvere (esistono un sacco di standard che sono lontani da essere degli ottimi standard ma sono uguali per tutti), i problemi più grossi hanno sempre riguardato le questioni di proprietà intellettuale e la mancanza di una reference implementation che sia parte dello standard stesso.
Le generiche tranquillazioni che sono arrivate sui brevetti non portavano purtroppo alla garanzia totale che chiunque avesse implementato il formato, incluse le parti opzionali riguardanti i vecchi formati di Office, non sarebbe stato mai perseguito. Ed è qui il problema. Sulle parti opzionali dello standard, che sono proprio il cuore dei documenti più usati in assoluto al mondo. Io stesso, seguendo le indicazioni di Andrea Valboni, ho cercato di ottenere le specifiche di quei formati, ma alla casella di posta elettronica di Microsoft indicata risponde un messaggio preformattato con l'indicazione di inoltrare un'ulteriore richiesta a Microsoft. Il risultato è che l'ottenimento di quelle specifiche è a discrezione della Microsoft stessa.

Fatte queste doverose precisazioni, ripartiamo. Ritengo utile, anzi utilissimo, questo tentativo di dialogo al quale confermo la disponibilità, così come nello spirito tenuto sempre dalla nostra Associazione.
Le condizioni che pone Leonardo Chiariglione le trovo assolutamente condivisibili e da queste credo che si possa ripartire con la speranza, concreta, di arrivare ad uno standard veramente aperto e implementabile da tutti ed interoperabile con l'ISO/IEC 26300.
Riassumo queste condizioni:
- Devono essere dichiarati tutti i brevetti pendenti sullo standard nel suo complesso, incluso sulle parti opzionali, e tali brevetti devono essere concessi, esplicitamente, perennemente e royalty free a *chiunque* voglia implementare lo standard. Eventuali altri brevetti non dichiarati non potranno essere usati per limitare l'implementazione dello standard
- Deve essere presente una reference implementation *completa*, e cioè che copra anche le parti opzionali, che sia parte dello standard stesso, mantenuta dall'ISO e che sia disponibile con licenza certificata OSI

A quest'ultima noi stessi abbiamo dato disponibilità a collaborare alla task force e confermiamo tale disponibilità.

Vorrei poi concludere con una riflessione. Uno standard serve per creare regole comuni per favorire un mercato orizzontale. Quando uno standard viene dall'alto, ossia lo si cerca di trasformare da uno standard de facto, è chiaro che viene il sospetto che chi lo ha creato cerchi di difendere la propria posizione dominante. E' normale, ed a maggior ragione diventa fondamentale che il processo sia guidato per consenso e non con la forza. Per questa ragione eviterei considerazioni sul modo ideologico di discutere, sulla competenza dei partecipanti e sulla rappresentatività del mercato perché non è pertinente e tutto ciò che è accaduto è probabilmente figlio dell'approccio che si è scelto. E questo genere di approcci finiscono per delegittimare anche gli organi di standardizzazione, gli unici veri sconfitti da questo processo.

Davide

@davide prina & @davide dozza: prima di tutto chiedo venia per l'enorme ritardo della risposta. Anche se con venature differenti, mi sembra che tutti abbiano risposto positivamente all'invito di sedersi ad un tavolo. Mi piacerebbe che questa discussione possa avvenire anche, ma non solo all'interno di UNINFO che è e rimane la sede istituzionale di rappresentanza della posizione italiana. Il tavolo potrebbe anche essere supportato da un qualche strumento utile a tenere traccia della discussione stessa e dei risultati condivisi eventualmente raggiunti. Personalmente ritengo che una wiki possa svolgere egregiamente ed efficientemente questo compito di supporto, ma prima bisognerebbe incontrarsi con Leonardo Chiariglione, con Andrea Valboni, Carlo Piana e quanti altri desiderassero partecipare, anche senza essere necessariamente iscritti ad UNINFO. Che ne dite, si può fare un tentativo?

Mimmo