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Un iPod per gestire i conti di casa/2

Vito Lops sa che apprezzo moltissimo i suoi post. Oggi l’ho anche conosciuto di persona alla redazione del "Il sole 24 Ore" anche se ero troppo di fretta per riuscire a scambiare due chiacchere. Ho appena letto il suo ultimo post che riprendo in questo mio cui ho dato lo stesso titolo.

Premetto che ormai una decina di anni fa ho lavorato alla progettazione e sviluppo di quello che in gergo viene chiamato Corporate Banking e li, con l’aiuto di uno straordinario esperto di tracciati bancari (flussi CBI), di cui non faccio il nome solamente perché non gli ho prima chiesto il permesso, ho imparato un numero significativo di tecnicismi, ma anche e soprattutto di organizzazione delle strutture bancarie: centri applicativi, strutture tecniche delegate e banche (grandi e piccole).

Adesso sarebbe lungo da spiegare nei dettagli, ma l’univo motivo per cui in Italia le applicazioni di gestione dei conti di casa non si sono mai diffuse è, tanto per non mandarlo a dire, del protezionismo, o corporativismo (scegliete voi come chiamarlo) del sistema bancario italiano. Infatti, mentre in Francia, giusto per fare un esempio, le applicazione di gestione dei conti di casa si comprano in edicola e le sviluppano le società di software, proprio come Money e Quicken, in Italia no, le fanno le banche (e si vede!).

Perché? Perché le banche non danno un bocchettone (il corrispondente della rete nella recente diatriba sulla sua ri-nazionalizzazione o separazione) con i dati. No. O prendi anche l’applicazione che gestisce i dati o ciccia (bundling). Questo sarà il motivo per cui persino il demone di Steve Jobs, che si è recentemente scontrato con il simulacro del mangament di TIM per iPhone, dovrà rinunciare a vedere la massaia di Voghera (nota moglie o figlia televisionaria dell’arricchito venditore di auto di provincia) che gestisce i conti di casa su un iPod.

Ancora una volta la colpa è delle corporazioni e dei protezionismi all’amatriciana. Bersani, Draghi, dove siete?