Giacomo Cosenza -

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giugno 2007

29/06/07

Microsoft in Action/1 (già Lobbying in Action)

Indice dei precedenti post su questo argomento:

Banner1 Finalmente ci siamo. L'iniziativa di standardizzazione ISO così importante da richiedere l'orchestrazione internazionale di una intensissima attività di lobbying nelle Commissioni Tecniche degli organismi nazionali di ISO è quella relativa ai formati dei documenti elettronici, la suite MS Office 2007 per intenderci. Si, stiamo parlando di Microsoft Inc., la notissima multinazionale del software co-fondata da Bill Gates e che ha una capitalizzazione di circa 285 miliardi di dollari, più o meno 1/6 del PIL italiano o  l'intero PIL della Norvegia. Ma cosa sta succedendo in queste commissioni? Ovviamente è tutto molto riservato, come sempre accade quando i giochi veri non si fanno alla luce del sole, ma tra pieghe di regolamenti che non prevedono la trasparenza della lista dei membri iscritti alle Commissioni Tecniche che voteranno a favore o contro l'accettazione del formato OOXML di Microsoft come standard ISO. Le informazioni bisogna andarsele a cercare con il lanternino. Quanto sono riuscito a scovare in rete dice che a metà aprile 2007, i membri iscritti alla Commissione Tecnica di UNINFO, in rappresentanza della posizione italiana, erano i seguenti:

Per chi non lo sapesse CEDEO è membro onorario di UNINFO per straordinari meriti conquistati sul campo dal PhD Leonardo Chiariglione, fondatore e presidente di MPEG. PLIO, Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org, è un'associazione di volontariato senza fini di lucro che ha come scopo la promozione della versione italiana della suite open source per l'ufficio OpenOffice. Sempre per chi non fosse al corrente, tanto PLIO quanto IBM hanno già espresso il proprio parere contrario, ampiamente documentato, all'accettazione del formato OOXML di Microsoft come standard ISO. Altra informazione di contesto è che un formato standard ISO per i documenti per l'ufficio esiste già: si chiama ODF (Open Document Format) e oltre a OpenOffice, esistono parecchie altre implementazioni di suddetto standard ISO. Già così, senza bisogno di investigare sulla posizione di CEDEO e con HP favorevole a Microsoft,  quest'ultima non è messa per nulla bene. Ecco che parte l'azione di reclutamento per riportare la commissione tecnica su posizioni più consone al monopolista mondiale di soluzioni office.

Sempre cercando faticosamente negli interstizi della rete, sono riuscito a recuperare l'evoluzione della lista dei membri della commissione tecnica di UNINFO. Ecco il nuovo risultato aggiornato al 12 giugno:

Come è facile constatare, il reclutamento dei partner locali da parte di Microsoft ha cominciato a produrre qualche risultato, ribilanciando i possibili scenari di voti.

Ma non è ancora finita. Domani alle 18.00 si chiudono le iscrizione per la partecipazione alla Commissione Tecnica italiana di UNINFO che, in rappresentanza dell'Italia, si esprimerà favorevolmente o sfavorevolmente sull'accettazione del formato OOXML di Microsoft some standard ISO dei documenti  elettronici per l'ufficio. L'iscrizione pare che costi 2,100.00 € e sono disposto a scommettere quanto volete che non appena si riuscirà a scoprire la lista dei nuovi iscritti dell'ultimo momento, ci saranno molti partner di Microsoft. Personalmente ritengo che tutto ciò, oltre che al limite del lecito,  sia soprattutto poco elegante. Io preferire di gran lunga che Microsoft continuasse ad essere leader mondiale tra i software vendor perché realizza software migliore della concorrenza piuttosto che grazie al reclutamento oscuro di deboli partner locali. Per bilanciare un poco le sorti, domani proverò ad iscrivermi anche io. Chissà se, come ai tempi della proposta di legge europea per la brevettabilità del software non possa dare ancora una volta il mio modestissimo contributo ad una buona causa.  Per tutti coloro che sono interessati ad approfondire quale sia la posta in gioco, consiglio vivamente la lettura del sito dedicato a questo tema.

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27/06/07

In difesa di Domiziana Giordano

Premetto che non conosco Domiziana Giordano, mentre conosco, anche di persona, alcuni di coloro che hanno reagito con più o meno livore ai suoi post o perché Domiziana non saprebbe scrivere in italiano o perché metterebbe  colpevolmente all'indice, e senza neppure averne le competenze tecniche, un noto produttore di telefonini.

Non appena sono trapelate nella blogosfera le prime indiscrezioni sulla presenza di Domiziana Giordano in nova100, sono immediatamente partiti i primi razzi. Altri hanno premeditatamente caricato i fucili e si sono preparati a sparare non appena "la straniera" della blogosfera avesse fatto il primo errore. Poi, sparato il primo colpo, tutti dietro a finirla.

Non è mia intenzione difendere Domiziana entrando nel merito dei contenuti dei suoi post, intendo però difendere Domiziana in quanto "straniera" della blogosfera, perché sono contrario a qualsiasi forma di razzismo, anche di quello tecnologico che a volte fa capolino tra noi "informattati".

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23/06/07

Lobbying in Action/3

Corporations Dunque: abbiamo l'ISO che è un ente internazionale che legifera su cosa sia degno di essere adottato come standard e su cosa non lo sia. Per prendere decisioni in proposito, ISO si avvale di organismi nazionali, detti national body, il cui compito è di esprimersi sull'accettazione degli standard proposti. I risultati delle votazioni prese all'interno di ogni organismo nazionale vengono messi tutti assieme e non passa nulla che non sia largamente condiviso (almeno 2/3 dei voti dei partecipant member a favore) e pochissimo inviso (non più di 1/4 dei voti di partecipant member e observer member). L'organismo nazionale italiano è l'UNI che, per le decisioni relative ad alcuni standard, delega altri enti nazionali. Nel settore informatico il delegato di UNI si chiama UNINFO, le cui norme di votazione sono altrettanto democratiche di quelle di ISO (almeno 2/3 dei voti a favore e non più di un 1/4 dei voti contrari). Roba da scriverci la costituzione della dodicesima repubblica italiana. Ma a me sorge un dubbio. Chi partecipa alle votazioni? A quelle di ISO mi è chiaro, gli organismi nazionali, ma a quelle all'interno degli organismi nazionali? Immaginate una multinazionale che abbia le proprie rappresentanze commerciali in tutte o quasi le nazioni che partecipano alle decisioni di ISO con i propri organismi nazionali. Questa multinazionale può avere un rappresentante in ogni organismo nazionale? Si può avere un rappresentante in ogni singolo organismo nazionale. Non solo. I software vendor multinazionali hanno, in ogni nazione in cui operano commercializzando i propri prodotti, anche una rete di partner locali  (quelli che in gergo commerciale sono detti il canale di vendita indiretto). Tali partner delle multinazionali operano sui mercati locali utilizzando i prodotti della multinazionale come "grimaldello" per erogare i propri prodotti/servizi alla clientela locale. Le relazioni tra multinazionali e partner locali sono quindi piuttosto sbilanciate in favore delle multinazionali. In occasioni particolarmente importanti, quali l'approvazione da parte di ISO di uno standard la cui adozione potrebbe favorire o sfavorire il business delle multinazionali,  queste ultime possono orchestrare campagne di reclutamento dei propri partner in tutte le Commissioni Tecniche degli organismi nazionali aderenti ad ISO. Ma come si diceva in un precedente post sull'argomento, non c'è nulla di male nel fare lobbying. La cosa importante è che lo si faccia in modo trasparente. Ecco, nel caso di UNINFO, di trasparente c'è ben poco, perché la lista dei soci effettivi con diritto di voto nelle Commissioni Tecniche non è resa pubblica prima delle votazioni stesse (o almeno io non l'ho trovata sul sito di UNINFO). In altre parole non è possibile sapere CHI e QUANDO si iscrive (pagando la corrispondente quota di iscrizione) alle Commissioni Tecniche di UNINFO che determinano la posizione italiana rispetto all'approvazione o meno di uno standard.  Siamo quasi arrivati al punto....stay tuned...

Elenco dei precedenti post sull'argomento:

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22/06/07

Lobbying in Action/2

Iso Nel precedente post sono state sinteticamente descritte le regole di votazione delle Commissioni Tecniche di UNINFO. Ora è venuto il momento di descrivere di cosa si occupi UNINFO di tanto importante da richiedere che le decisioni delle Commissioni Tecniche siano normate da regole di votazioni che necessitano molto consenso (almeno i 2/3 dei votanti) e pochissimo dissenso (non più di 1/4 dei votanti).

L'UNINFO ha lo scopo di promuovere e partecipare allo sviluppo della normativa nel settore delle tecniche informatiche. In questo ambito l'UNINFO opera con delega UNI a livello nazionale ed internazionale e rappresenta l'Italia presso ISO, ISO/IEC JTC1 e CEN, ossia i più noti organismi di standardizzazione internazionali.

Dell'importanza degli standard quasi tutti, anche inconsciamente, hanno esperienza più che quotidiana.  Da quando si infila una spina nella presa elettrica, a quando si stampa una lettera da computer. Un poco come con le cosiddette commodity, ci si accorge della necessità degli standard quando non ci sono. Ma c'è una cosa di cui i consumatori, soprattutto i privati, hanno poca coscienza: gli standard costringono i produttori/erogatori di beni e servizi a competere tra loro in un contesto di mercato in cui la dipendenza indotta dai fornitori sui clienti è ridotta ai minimi termini. L'esistenza di standard consente ai clienti di essere più liberi dai fornitori, perché possono facilmente sostituire i prodotti dell'uno con i prodotti dell'altro, purché entrambi aderiscano ad uno standard. L'incentivazione alla competizione indotta dagli standard ha molti effetti benefici e uno di questi è anche che i costi dei prodotti e servizi diminuiscono.

Una così lunga premessa per dire che ciò su cui decidono le Commissioni Tecniche di UNINFO è la posizione italiana rispetto agli standard proposti a livello internazionale da ISO. La posizione italiana dipende dai partecipanti alle Commissioni Tecniche, mentre la decisione finale di ISO dipende dalle posizioni di tutti i corrispondenti national body in aderenza alle regole di votazione di ISO che richiedono anch'esse ampio consenso e ridotto dissenso. In particola si richiedono i 2/3 di voti favorevoli dei Partecipant member (P member) e meno di 1/4 di voti sfavorevoli della somma dei Partecipant member e degli Observer member (O member).

Anche a livello internazionale, quindi, non è semplicissimo fare passare una decisione sull'adozione di uno standard. E' infatti necessario orchestrare e coordinare attività di lobbying in tutti i national body che esprimono la propria posizione o come P member o come O member. La storia continua....

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21/06/07

La ricerca di Google è sorpassata?

IconubuntuMentre tornavo a casa in scooter mi è venuta quella che mi è sembrata essere un'illuminazione. In cinque minuti scoprirò che, invece, è una stupidaggine, ma la scrivo ugualmente. Almeno quando penserò di averne avuta una seconda, andrò a leggermi la prima e invece che cinque minuti, per scoprire che anche la seconda è una bischerata, ci metterò 30 secondi e non dovrò neppure scriverla.
Credo che molti sappiano che l'algoritmo di page ranking di google sia brevettato (anche se sono quasi certo che la sua implementazione sia oggi lontana parente di quanto scritto nel brevetto). Ma andiamo per passi. In questo periodo mi sto occupando, per motivi professionali, dei cosiddetti Recommendation System, quelli che Costanzo chiamerebbe i consigli per gli acquisti. Nell'era del one-to-one marketing, che prima era una parola vuota, e adesso sta cominciando a riempirsi di concretezza, l'algoritmo di page ranking di google sembra un dinosauro. Se google usasse davvero con intelligenza le registrazioni di tutto quello che cerco io e le registrazioni di tutto quello che cerca un altro, dovrebbe dare risposte o meglio suggerimenti differenti ad uno e all'altro, almeno in termini di ordinamento.

Ecco, l'ho detta, e pure grossa: l'algoritmo di page ranking di google è superato. I cinque minuti sono passati nello scriverlo e io continuo a pensarlo. Spero che qualcuno li fuori mi riporti con la testa sulle spalle.

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20/06/07

QuickHowto del liberista ipocrita/4

LogoIn un precedente post si diceva che sfrugugliando gli standard tecnici definiti da ACBI (Associazione Corporate Banking Interbancario), su mandato di ABI (Associazione Bancaria Italiana) non si trova traccia dei formati standard per la comunicazione alle imprese delle condizioni/commissioni applicate dalle banche per i servizi che erogano alle imprese. Se non ci credete, ecco qui il link agli standard tecnici e buona lettura. Troverete i formati standard per tutte le tipologie di flussi dispositivi (p.e. Disposizioni di Pagamento, Disposizioni di Incasso, e perfino la nota lenzuolata di Bersani sull'F24) e per tutti i tipi di flussi informativi (p.e. le rendicontazioni, gli avvisi di pagamento effetti, ecc), ma delle condizioni di conto corrente o di qualsiasi altra commissione bancaria non c'è traccia.
Adesso andate per un momento al sito dell'ABI. Poteva forse mancare un link ai cosiddetti Patti Chiari? Certamente no, c'è persino il portale della clientela promosso da un consorzio di ben 167 banche italiane.

Fascia17112006_2

Il banner di intestazione, che vi ho riportato, recita:

Ogni giorno lavoriamo per migliorare la relazione delle banche con cittadini, famiglie e imprese

e ancora

Chiarezza semplicità e trasparenza ti aiutano a scegliere meglio in banca

Persino al copy che ha ideato il payoff è scappato un bel lapsus freudiano perché ha scritto “ti aiutano a scegliere meglio IN banca” invece di scrivere “ti aiutano a scegliere meglio LA banca”. Non so voi, ma tra bancomat, carta di credito e  internet banking io in banca non ci vado praticamente mai e come me anche la mia azienda ha smesso da tempo di farsi le code agli sportelli per pagare gli stipendi ai collaboratori o i bonifici ai fornitori.

167 banche dichiarano contemporaneamente di avere a cuore la trasparenza verso la clientela, ma ce ne sono  quasi 700 (e praticamente tutte le 167 fanno parte anche di queste ultime) associate al ACBI che, in barba a tutte le dichiarazioni di intenti, con e senza lapsus freudiani,  nell'era della comunicazione elettronica di tutti i tipi di informazioni e anche di tutti i tipi di transazioni finanziarie si guardano bene dal definire uno standard per comunicare elettronicamente ai propri clienti le condizioni/commissioni che applicano per l'erogazione dei servizi bancari. All'epifania del liberista ipocrita mancano ancora pochi post.

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18/06/07

Lobbying in Action/1

060501_lobbyingPer quelli che fanno il mio mestiere c'è una collana di libri tecnici i cui titoli sono sempre Qualcosa in Action, per esempio Tapestry in Action, oppure Hibernate in Action. Sono testi molto pragmatici che, senza andare troppo nei dettagli teorici, vi accompagnano gradevolmente per farvi acquisire velocemente un poco di operatività sul "Qualcosa" che volete imparare a fare. Questi testi sono anche piuttosto ricchi di esemplificazioni che potete seguire passo passo. Ecco, in questo e alcuni prossimi post, vorrei provare a seguire le vicende molto concrete su un tema di cui alla stragrande maggioranza delle persone non interessa granché, ma che può essere preso come rappresentativo della Lobbying in Action. Premetto che non c'è nulla di male nel fare attività di lobbying, inteso alla anglosassone, anzi, io stesso mi sono dato parecchio da fare nel 2005 per non fare passare la brevettabilità del software al parlamento europeo andando a fare lobbying presso i nostri europarlamentari e fu una vittoria storica (alcuni dicono un pareggio) nel vero senso della parola. Però bisogna stare attenti perché, come in tutte le cose, c'è una linea d'ombra che non va oltrepassata: bisogna agire in trasparenza. Ma qual'è il tema rappresentativo della Lobbying in Action che ho scelto? Lo dirò dopo. Per il momento ecco il link ad UNINFO, l'Ente di Normazione per le Tecnologie Informatiche e la loro Applicazione. Beh, senza un minimo di supporto non è che sia il sito più semplice di questo mondo per cercare informazioni, quindi armatevi di santa pazienza se avete voglia di capire cosa fanno e, soprattutto, come lo fanno. La prima cosa che ho fatto io è leggermi lo statuto. Ci sono tre tipologie di soci: i soci onorari, i soci ordinari e i soci osservatori. Solo i soci onorari e i soci ordinari, detti cumulativamente soci effettivi, hanno diritto di voto. Diritto di voto per che cosa? Per esempio alle riunioni di lavoro degli organi tecnici alle cui attività si sono iscritti. Poi vedremo anche  in che cosa consistono queste attività. Per il momento vediamo come funzionano le votazioni, sempre da statuto. La parte che mi interessa evidenziare è quella relativa alle Commissioni Tecniche. Di regola le decisioni nelle Commissioni Tecniche sono prese con la maggioranza relativa dei voti effettivamente espressi. Se però ci sono almeno tre soci effettivi che lo richiedono, le decisioni vengono prese a maggioranza qualificata. Raggiunge la maggioranza qualificata l’alternativa per la quale risultano contemporaneamente a favore almeno i due terzi dei voti espressi e a sfavore non più di un quarto.

Facendo una veloce simulazione con un foglio di calcolo (io uso NeoOffice su Mac OS X e OpenOffice sia su MS Windows che su GNU/Linux), vi accorgerete che non è semplicissimo fare passare una decisione che non sia condivisa all'interno della Commissione Tecnica. Per ogni voto contrario ad una decisione, ce ne vogliono 2 o 3 a favore in dipendenza del numero totale voti espressi dai soci effettivi che si sono iscritti alla Commissione Tecnica. Per esempio, se ci sono 24 voti espressi, passa la decisione che ha raggiunto non meno di 16 voti a favore e non più di 6 voti a sfavore.

Per ora è tutto. Più avanti vedremo cosa abbia a che vedere tutto ciò con la Lobbying in Action.

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16/06/07

Preferisco l'email

Non ho mai amato l'editing nelle pagine web. Persino wikipedia, compagna insostituibile delle mie esursioni in rete, mi fa imbestialire quando viene il momento di pestare i tasti per scrivere qualche cosa. L'email rimane per me lo strumento più ergonomico mai realizzato. Adesso provo a postare sul blog direttamente da email. Se funziona subito, allora mi sentirò più libero di prima, altrimenti mi darò da fare per venirne a capo in tempi brevi.

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Insane

Insane
(Parole e musica di Marcello Cosenza)

I've been waiting invane
you drive me insane
yes you really dominate
but soon you will pay
what can I tell you lover
what can I say
what can I tell you lover
you drive me insane
you drive me insane
you drive me insane
you drive me insane
you drive me insane
I can't really describe
what's going on in my mind
but tell me what is the price
to stop playing these games
I know you are a lie
lying in the name of the lie
I hate all that you are
I hate that you are alive
what can I tell you lover
what can I say
what can I tell you lover
you drive me insane
you drive me insane
you drive me insane
you drive me insane
you drive me insane
you drive me insane
you drive me insane
what can I say
you drive me insane
what can I say
you drive me insane

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15/06/07

QuickHowto del liberista ipocrita/3

BankingCome promesso, eccoci alle banche. Nel lontano 1997 ho partecipato alle creazione di un'applicazione che va sotto il nome di corporate banking. Tale tipologia di applicazione consente alle imprese (non ai privati) di gestire i rapporti che intrattengono con le varie banche. Come forse alcuni sapranno, non esiste in Italia azienda che possa permettersi di intrattenere rapporti con una sola banca. Già questa è una bella stranezza rispetto a gran parte del resto del mondo occidentale evoluto dal punto di vista dei sistemi finanziari ed è diretta conseguenza, almeno per le PMI, di quanto ho tentato di descrivere in un precedente post: Le PMI sono costrette dalla casta triadica (politica, grandi imprese e banche)  a finanziare le grandi imprese con i costosissimi soldi che si fanno prestare dalle banche sotto gli occhi artificiosamente miopi dei politici. Le banche, però, sono sempre state molto più accorte con le PMI, anche parecchio prima di Basilea2, di quanto non lo siano state con le grandi imprese come CIRIO e Parmalat e, conseguentemente, per ridurre il rischio, se lo spartiscono tra loro e le PMI si trovano a dovere distribuire le proprie richieste di finanziamento tra più banche. Per la cronaca, ci sono anche pessime imprenditori che usavano, prima di Basilea2, tale distribuzione per presentare gli anticipi delle stesse fatture su più banche, ma quest'ultimo è un comportamento illecito. Comunque si diceva che un'applicazione di corporate banking consente alle imprese di utilizzare una sola applicazione per interagire con tutte le banche con cui intrattiene rapporti. Se, come privati, avete anche solo due conti correnti su due banche differenti, immaginatevi un solo internet banking per interagire con entrambe le banche. Oltre ad essere multibanca (a dire la verità esistono anche corporate banking monobanca), il corporate banking si distingue dall'internet banking per il fatto di offrire una vista della situazione dei conti correnti aggiornati alle 24 del giorno precedente. La circolazione delle informazioni e delle transazioni tra più banche per tutte le imprese che aderiscono al circuito viene garantita dai cosiddetti Centri Applicativi (CA) e, con loro, dalle cosiddette Strutture Tecniche Delegate (STD). Tali informazioni/transazioni sono rappresentate in flussi elettronici i cui formati sono definiti dal CBI (Corporate Banking Interbancario). Se andate a sfrugogliare suddetti formati (detti anche tracciati) vi accorgerete di una cosa straordinaria: non sono previsti i tracciati per le condizioni applicate dalle banche ai conti correnti (ed in generale per le condizioni applicate dalle banche a qualsiasi altra tipologia di rapporto).

Al prossimo post per scoprire il perché.

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14/06/07

..and again...

Ricevuto ora ora, divulgo.

COMUNICATO STAMPA
13/06/2007

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      SE I SOLDI SARANNO PUBBLICI, CHE I RISULTATI SIANO PUBBLICI
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Nonostante il Centro di Ricerca Microsoft di Trento e i "Centri per
l'Innovazione" promessi dai ministri Mussi e Nicolais in collaborazione
con Microsoft, siano due iniziative diverse e difficilmente
confrontabili, l'Associazione per il Software Libero mette in evidenza
un fatto politico importante: sono entrambi finanziati con soldi
pubblici.

La Regione Piemonte e il Politecnico di Torino sono i primi ad aver
realizzato gli intenti del Governo siglando un accordo con Microsoft, ma
il Rettore del Politecnico, Prof. Profumo, si è pubblicamente impegnato
affermando che

«dato che i soldi saranno pubblici, anche i risultati saranno pubblici»

L'Associazione per il Software Libero accoglie con soddisfazione queste
dichiarazioni e si dice pronta ad accettare l'invito che il Rettore ha
rinnovato davanti alla stampa.

A Trento invece la situazione è diversa: nonostante i risultati della
ricerca siano al 50 % proprietà di Microsoft, i costi del Centro di
Ricerca di Trento vengono sostenuti esclusivamente dai cittadini.

L'Associazione per il Software Libero produce e pubblica un rapporto
chiarificatore sullo stato di questo progetto, analizzando accuratamente
i bilanci e un gran numero di altri documenti pubblici facilmente
reperibili su Internet, rilevando che:

      * l'impegno previsto da parte di Microsoft Research Limited non
        solo è minoritario rispetto a quello pubblico, ma viene erogato
        sotto forma di “versamenti in conto capitale”, i quali possono
        ritornare a disposizione della multinazionale allo scioglimento
        del Consorzio nel 2010;

      * anche se diversi esponenti di Microsoft e del Governo parlano di
        “evitare la fuga di cervelli” dall'Italia, risulta invece che
        gli stipendi percepiti dai ricercatori sono poco più di un
        decimo di quelli dei loro colleghi inglesi;

      * infine - e più grave - i risultati delle ricerche prodotti dal
        Centro in questione non saranno liberamente disponibili, infatti
        esiste già il divieto all'uso per fini commerciali (nulla vieta
        che in futuro i risultati della ricerca vengano brevettati).

Il trasferimento di fondi pubblici alla ricerca privata non solo
rappresenta un problema etico di accesso alla conoscenza, ma va a
configurare una situazione di vantaggio economico a favore di una
singola società privata, la quale detiene già una posizione dominante
sul mercato ICT.

Per questi motivi l'Associazione per il Software Libero chiede
pubblicamente alla Giunta e al Consiglio della Provincia Autonoma di
Trento e al Ministero dell'Università e della Ricerca di:

      * rendere pubblici tutti i documenti e gli accordi, tutt'oggi
        segreti, siglati con Microsoft Corporation e le sue controllate;

      * rivedere le politiche di finanziamenti pubblici destinati al
        Centro di Ricerca Microsoft di Trento;
       
      * esigere dalla società consortile The Microsoft Research -
        University of Trento Centre for Computational and Systems
        Biology il rilascio del software prodotto sotto i termini della
        licenza GPL della Free Software Foundation (o altre
        compatibili);

      * esigere dalla società consortile The Microsoft Research -
        University of Trento Centre for Computational and Systems
        Biology il rilascio e la pubblicazione a titolo gratuito di
        tutti i paper scientifici, rapporti tecnici o altri documenti
        prodotti dai ricercatori del Centro, senza alcun tipo di
        restrizione.


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            Che cos'è l'Associazione per il Software Libero
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L'Associazione per il Software Libero è un'Associazione senza scopo di
lucro che ha come obiettivi principali la diffusione del software libero
in Italia ed una corretta informazione sull'argomento.


Contatti:
       
Paolo Didonè (paolo.didone@softwarelibero.it)


Per maggiori informazioni:

http://softwarelibero.it
info a softwarelibero.it
(+39) 06 99291342



--
Annunci dell'Associazione Software Libero
http://www.softwarelibero.it/

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Get the money, again...

Money_tree5Ieri sono stato invitato, in sostituzione di un amico, a un seminario, organizzato non ricordo più nemmeno da chi, sull'open source qualificato in un qualche modo che non ho neppure letto (effetto collaterale da eccesso di lettura tecnico-scientifica su internet). A presentare eravamo in 6, comprensivi dell'ottimo moderatore. Più, se ricordo bene altri 5 invitati alla tavola rotonda successiva alle presentazioni. Siamo a 11. Mentre aspettavo il mio turno, a tratti distraendomi dai contenuti presentati dai miei ottimi colleghi, ho contato le persone in sala: 28. Totale, compresi relatori e tavolotondisti un bel 34 presenze!!! Non ho sbagliato la somma, perché mentre contavo i tavolatondisti erano seduti in sala. Fantastico, mi sono detto. O il seminario è stato pubblicizzato molto male, oppure alla gente, o meglio, alla nostra gente che riempiva le sale solo fino a qualche semestre fa, di sentire parlare ancora di open source non gliene può più fregare di meno. Opto per questa seconda ipotesi. Ma la domanda, allora diventa un'altra: perché non gliene può fregare di meno?

Proprio mentre pensavo questo tipo di cose, il moderatore annuncia il mio intervento, l'unico senza slide, visto che mi avevano chiamato la mattina per il pomeriggio. Probabilmente, non sarei comunque riuscito a prepararle anche se mi avessero avvisato prima.

Il mio intervento, a quel punto, è diventato la mia risposta alla seconda domanda: perchè non gliene può fregare di meno? Ho esordito dicendo più o meno: siamo meno di 40, compresi gli 11 che devono parlare e si potrebbe pensare che questo seminario sia un insuccesso. Per me, invece, è un successo vedere così pochi partecipanti, perché è un film che ho già visto la prima volta 20 anni fa e poi di nuovo altre volte, più o meno evidenti. Quando si smette di parlare di cose di cui tutti si sono sciacquati la bocca, con minore o maggiore competenza, a volte senza capirci davvero nulla, allora è venuto finalmente il momento in cui quelle cose le si fanno davvero. E avevo anche la controprova, avendo da poco vinto una gara importante proponendo come soluzione uno intero stack open source. Il tutto senza dover neppure dire tutte quelle cose che fino a poco tempo fa si dovevano sempre dire per convincere i clienti che l'open source ce l'ha più lungo del software proprietario. Quando lo hanno provato, sono i primi a diffondere la notizia, proprio come per lo stramaledetto web2.0 che per me rimane java script che funziona.

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12/06/07

QuickHowto del liberista ipocrita/2

Pipa Dunque, si diceva che l'ipocrisia, almeno nel dizionario inglese incluso con il sistema operativo Mac OS X, è l'abitudine a dichiarare con le parole l'adesione ad uno standard morale dal quale il comportamento del dichiarante stesso si discosta in modo significativo. In altre parole l'ipocrita dissimula con le parole il proprio comportamento. Il liberista ipocrita è quindi colui che si afferma liberista anche se si comporta in modo non liberista.   In questo senso, non liberista va inteso nel senso più ampio e logico della negazione: tutto ciò che NON è liberista. Certo, l'economia statalista è non liberista, ma anche il protezionismo è non liberista. In generale e non liberista tutto ciò che si oppone al libero mercato. Nei prossimi post cercherò di fornire qualche suggerimento pragmatico su come diventare liberista ipocrita nel contesto del mercato bancario.

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08/06/07

QuickHowto del liberista ipocrita/1

01 Questo è il primo post che dedicherò al tema dell'ipocrisia del liberista. Se ci si vuole fare un'idea veloce sul come diventare liberista ipocrita, un QuickHowto può essere un punto di partenza, ma senza alcuna pretesa sociale, etica, economica, o politica.

Cominciamo dunque dal dizionario più a portata di mano che ho, quello incluso con Mac OS X.

hypocrisy |hiˈpäkrisē| noun ( pl. -sies)
the practice of claiming to have moral standards or beliefs to which one's own behavior does not conform; pretense.

ORIGIN Middle English : from Old French ypocrisie, via ecclesiastical Latin, from Greek hupokrisis ‘acting of a theatrical part,’ from hupokrinesthai ‘play a part, pretend,’ from hupo ‘under’ + krinein ‘decide, judge.’

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04/06/07

Zingales versus Prodi

Luigi_zingales_2600x480Torno a PISA, ovvero al principale tema del festival dell'economia di Trento: il capitale umano. Ho seguito la presentazione di Luigi Zingales dal titolo: Quale sistema di istruzione fa la differenza? Premetto che avevo seguito nel pomeriggio anche la presentazione di Alan Krueger sullo stesso tema e che si intitolava "Quanto vale l'istruzione?" Entrambe i titoli degli interventi erano con il punto di domanda. Un bell'inizio. Sorvolo sulla descrizione metodologica di PISA (in rete si trova tutto quello che volete) e passo subito alle conclusioni di Zingales. L'Italia è messa malissimo sotto tutti i punti di vista:

  • basso punteggio medio in tutti e quattro i test (matematica, scienze, problem solving e lettura)
  • bassa varianza all'interno della stessa scuola
  • alta varianza tra scuole differenti

In particolare questi due ultimi dati indicano quella che statisticamente viene detta una forte segregazione, ossia una significativa differenza qualitativa tra le varie scuole. Immagino, anche se Zingales non ha presentato i dati, che la segregazione sia tanto di tipo territoriale (nord vs. sud) che di categoria scolastica (licei vs istituti tecnici e commerciali). Tra le azioni correttive suggerite da Zingales c'era anche la riduzione delle differenze tra le scuole (come ottenerla però non lo ha detto), che io interpreto anche come omogenizzazione dei primi anni delle superiori, per esempio eliminando nei primi due anni la differenza tra licei e istituti tecnici. Però domenica ho sentito il Presidente del Consiglio, ospite del festival, affermare che l'industria meccanica italiana ha bisogno dei periti. Chi ha ragione dei due?

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03/06/07

Quella che pende non è la torre di PISA, ma l'Italia

LogoSono appena tornato dal festival dell'economia di Trento, dove mi sono fermato sia sabato che domenica. Il tema era: capitale umano e capitale sociale. Si è parlato molto di correlazioni tra istruzione e ricchezza, personale e del paese. Inevitabile il riferimento a P.I.S.A. (Program for International Student Assessment), i cui dati sono stati analizzati e rielaborati dai più noti economisti italiani (Luigi Zingales) ed internazionali (Alan Krueger). C'e' da tremare. L'Italia è posizionata malissimo ovunque, ma ciò che è peggio è che stiamo parlando non del presente, ma del futuro, visto che l'assessment è stato condotto sui quindicenni, ossia su quella fascia della popolazione che tra 15 anni circa rappresenterà la classe produttiva italiana. L'unica consolazione è che molti economisti non sono neppure d'accordo tra loro sulle interpretazioni di quei dati e neppure sulla possibile cura della terribile malattia della scuola italiana nel suo complesso. La mia personalissima impressione è che l'economia sia lungi dall'essere la regina di tutte le scienze sociali, visto l'ampissimo uso che fa di statistica e del teorema indimostrabile dell'homo oeconomicus, però ci da tantissimi strumenti che aiutano la riflessione. E' una costante tensione a passare da correlazioni tra dati a relazioni di causa-effetto. Ma io vivo un poco sopra l'economia (è passato un quarto di secolo dalla mia laurea in filosofia ad indirizzo logico-matematico) e un poco sotto (sono più di dieci anni che faccio l'imprenditore), quindi potrei essere tranquillamente tacciato di snobismo intellettuale (quando guardo da sopra) e di miopia pragmatica (quando guardo da sotto). Tornerò comunque presto sul festival dell'economia di Trento, perchè mi ha davvero appassionato. Un grazie particolare a lavoce.info che so essere il vero motore di questo festival. Dovremmo davvero ispirarci a loro per fare un festival della creatività e della tecnologia.

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01/06/07

Fuori dal tunnel

NysefloorIl mercato della system integration è in ripartenza anche in Italia, buona ultima. Si erano visti i primi segnali al ritorno dalle ferie estive, quando la stagionalità degli investimenti era tornata ad essere quella pre bolla internet, con  l'ultimo trimestre a tirare la volata di chiusura d'anno.  Una rondine, però non fa primavera. Ma il primo e questo secondo trimestre 2007 confermano nuovamente i tipici andamenti stagionali degli investimenti  in ICT.  A questo punto credo proprio si possa dire: siamo usciti dal tunnel che era cominciato alla fine del 2000. Adesso però attenti a non rifare, clienti e fornitori, gli stessi errori del 2000.  Ora anche in Italia  ci sono banda e conoscenza del web, prima mancavano entrambe. Una raccomandazione ai clienti: non buttate i vostri soldi in licenze software. Una raccomandazione ai fornitori: imparate ad usare l'open source ed offritelo ai vostri clienti. Pensate forse che i CTO di  Google e Yahoo, giusto per citarne qualcuno di noto, siano più stupidi di voi?

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