Giacomo Cosenza -

30/01/08

Ecommerce laFeltrinelli.it

Ieri si è tenuta alla Triennale di Milano la conferenza stampa di presentazione del nuovo sito di ecommerce delle Librerie Feltrinelli. Ne ha parlato in anticipo Luca De Biase che ha poi tenuto un intervento introduttivo alla conferenza stampa stessa. Luca ci ha riportato alcuni numeri molto interessanti sulla diffusione di internet in italia (tra i 18 e i 24 milioni di persone, a seconda della fonte) e sul tempo medio che queste stesse persone passano online (6 volte di più rispetto ai tempi della bolla speculativa di internet). L'informazione più interessante che ci dato però Luca è quella relativa al motivo per cui Amazon non è presente in Italia. Intervistato in passato da Luca,  Diego Piacentini, vice presidente di Amazon, ha dichiarato che il motivo per cui non sono presenti in Italia dipende dalle difficoltà organizzative della logistica italiana. Questo dato sembrerebbe quindi lasciare libero spazio alle iniziative locali di laFeltrinelli e dei suoi concorrenti, come IBS e BOL, sul mercato nazionale. Personalmente credo che sia arrivato il momento di essere un poco più temerari e prima di perdere il treno dell'ecommerce di contenuti digitali (quelli che io chiamo sempre digital media). E' certamente un mercato ancora piccolo, ma le bandierine, come nello spazio, bisogna fare in fretta a piantarle, prima che Piacentini ci ripensi e dica: i digital media se ne fregano dei problemi organizzativi e logistici italiani e ogni euro investito in ICT nell'ecommerce dei digital media ha un ROI di molto superiore allo stesso investimento in ICT nell'ecommerce di beni fisici.

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26/12/07

Regalo di Natale

Oggi mi faccio un regalo di Natale. Annuncio che l'ecommerce di La Feltrinelli è finalmente aperto al pubblico. Non sono mai stato superstizioso (ho fondato Sinapsi di venerdi 17), ma cauto si. Quando con Sinapsi e OpenMind vincemmo la gara per la realizzazione dell'ecommerce di La Feltrinelli, decidemmo di non prendere alcuna iniziativa di comunicazione. I tempi erano strettissimi e il lavoro da fare moltissimo. Ragioni più che sufficienti per comportarsi come Trapattoni: non dire gatto se non ce l'hai nel sacco. Non è stata scaramanzia, ma semplice prudenza. Ma adesso posso dirlo. Ci siamo riusciti, con molta fatica, ma ci siamo riusciti. Ma cosa ha di particolare l'ecommerce di La Feltrinelli?

Per il momento cito una sola particolarità. E' stato realizzato interamente con pacchetti open source per piattaforma java. Si va dal content management system magnolia, all'orchestratore mule, passando da spring, da hibernate e altre amenità del genere, il tutto ospitato sul mai abbastanza riverito apache tomcat. Inutile dire che  i sistemi operativi sono gnu/linux. Avete presente quando si parla di riduzioni dei costi di licenza d'uso? Eccovi serviti. E' nei progetti di medie e grandi dimensioni che l'impatto dell'open source sui costi zittisce tutti i soloni che si ostinano a citare gli studi sui TCO e sui quadranti magici dei prezzolati analisti di mercato. CIO della Pubblica Amministrazione e delle grandi imprese dove siete? Anybody home?  Non ostinatevi a comprare costosissime licenze proprietarie per oltre 5 miliardi all'anno che alimentano, se va bene, i laboratori R&D delle imprese straniere. Copritevi il capo di cenere e imparate a spendere meno e meglio. Imparate a rendere competitivi i vostri servizi digitali utilizzando l'open source. Cosa credete che faccia Google? E voi pensate di essere più furbi di loro? E poi ve ne dico un'altra, tanto grossa quanto vera. Il 10% di zero è zero. Qualsiasi percentuale di zero è zero. Chi ha orecchie per intendere in tenda, tutti gli altri in roulotte (è una battuta del liceo, ossia di 30 anni fa, ma rimane buona). E fareste anche un buon servizio al vostro paese, perché questa è anche politica industriale. Si formano persone che hanno conoscenza nell'era della conoscenza. Si aiutano le piccole imprese dell'ICT a crescere di dimensioni sul mercato locale per poi provare a fare il salto sui mercati internazionali. Ma lo sapete che i costi del lavoro intellettuale in Italia sono i più bassi d'Europa? E voi fareste anche l'outsourcing di Babbo Natale in India? L'India siamo noi. 

Qualche altra cosa la racconterò più avanti. E' pur sempre Natale anche per me.

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16/12/07

Stigma e DRM/5 - TPM

Nella mailing list di Digital Media in Italia accadono le stesse cose che Sandrone Dazieri ha descritto benissimo in un suo post di qualche tempo fa e che non saprei esprime meglio. Ciò detto, mi interessa mettere in rilievo una delle tipiche leggende internettiane che, di link in link, assumono lo status di verità.

La colpa di questa trasfigurazione, nella maggior parte dei casi, dipende dalla superfialità di chi linka. Si tende a prendere per buono, per esempio, il post di x che dichiara di avere scritto un programma software (e sicuramente lo ha fatto) che utilizza un'implementazione di interfacciamento con il diavolo (il Trusted Platform Module) e che al momento dell'esecuzione del programma che ha scritto gli chiede un certificato digitale per essere eseguito. Il certificato costa x, e quindi questo dimostrerebbe la malvagità del TPM e del DRM che, senza TPM, potrebbe essere crackato in pochissimo tempo (la sicurezza software è molto meno sicurezza della sicurezza hardware).

Bella dimostrazione, certo, della superficialità di chi l'ha scritto, ma soprattutto di chi l'ha cominciato a linkare come se fosse l'oracolo divino, per altro aggiungendo il seguente ringraziamento al programmatore x:

Grazie di aver condiviso la tua esperienza, mi e’ tornata molto utile. Sto discutendo con delle persone che vogliono fare un DRM interoperabile di Stato per risolvere i problemi delle major… roba da pazzi…

I pazzi saremmo noi di Digital Media in Italia. Noi vorremmo risolvere i problemi economici delle major? E per farlo introdurremmo una piattaforma di gestione dei diritti d'autore interoperabile? E la sua tesi si baserebbe sul post del programmatore di cui sopra? Forse nessuno ha detto al programmatore che prima di trarre conclusioni affrettate avrebbe almeno potuto verificare se per caso non ci fosse la possibilità di creare una certification authority del software libero/open source che potesse emettere certificati del software libero e open source. Forse non ha considerato che proprio il TPM dimostrerà la superiorità del modello di sviluppo aperto del software e che proprio quel tpm potrà servire a costruirci la certezza del rispetto della privacy, perché nel codice sorgente leggo cosa fa il codice, il codice compilato è garantito essere compilato a partire da quel codice sorgente e, conseguentemente, sulla mia macchina vengono eseguite solamente i programmi che so esattamente cosa fanno delle mie risorse e dei miei dati.

Certo, molto peggio del programmatore ha fatto il linkettaro. Qui fuori ce ne sono a badilate a costruire falsità e stigma verso questo o verso quello. A loro basta linkare e scrivere, scrivere, scrivere, e pontificare sui massimi sistemi costruendo le loro argomentazioni su assunzioni indimostrate o addirittura false.   La verità è che c'è ancora molto da capire del social networking e al momento vincono troppo spesso le leggende internettiane, come la migliore barzelletta sulle bionde.

Nel mio piccolo cerco di piegare il bastone dall'altra parte, sperando che Cartesio avesse ragione almeno in questo.

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07/12/07

Stigma e DRM/4 - L'idiozia francese

Come alcuni sanno già, in Francia sta andando in onda una dei paradigmi della conservazione. Con il pretesto della difesa della proprietà intellettuale sotto forma di downloading illegale di tantissima musica e sempre più film, si sono inventati un ponte levatoio per fare passare solo i bit che gli pare. Anzi li fanno passare anche tutti i bit, ma poi ad alcuni, un poco meno binari e più fantasiosi di altri, decidono di portali da un'altra parte e li picchiano come tamburi. Complimenti mister Sarkozy, preferivo la testata di Zidane.

Per valorizzare i bit creativi, non c'è bisogno di mettere ponti levatoi ad ogni castello della rete. Bastano:

  • la bestemmia DRM addolcita dalla "i" davanti, quella che sta per interoperabile;
  • un poco di fantasia con i sistemi di micropagamento;
  • i più aperti dei castelli della rete, quelli senza ponti levatoi e senza giardini recintati intorno.

Basta la proposta di Digital Media in Italia.

Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento, consiglio di leggere l'appello di Leonardo Chiariglione. A tutti gli altri, quelli che capiscono e quelli che no, consiglio invece di firmarlo, a occhi chiusi. Fidatevi di un cretino.

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18/11/07

Stigma e DRM/3

Avendo deciso di prendere il toro (il DRM) per le corna (lo stigma), dovrei esaminare le argomentazioni contro il DRM di tutti o quasi i movimenti a difesa dei consumatori o del software libero/aperto. Il materiale in rete è tanto vasto  che mi è impossibile tracciarlo per intero o anche solo categorizzarlo. Per chi volesse avere un'idea di quanto lo stigma del DRM sia cresciuto negli ultimi anni può consultare i contenuti di drm.info il cui mantra è  "defective by design". Il sito contiene anche i riferimenti a molti altri siti che stigmatizzano in più lingue il DRM.  Solo la schizofrenia soffre di una maggiore maledizione sociale. Ma di quale DRM si parla tanto male? Di tutti, facendo di ogni erba un fascio. La rete è potente, è un insieme quasi illimitato di microfoni aperti che parlano, uno per ogni indirizzo IP, ma l'intelligenza ce la dobbiamo mettere noi. Non basta copiare qui e li, linkare questo o quell'altro, googlare a destra e a sinistra (meglio wikipedia, se volete un consiglio). Dobbiamo metterci intelligenza e, ancora prima dell'intelligenza, bisogna  sudare, come Giacomo Leopardi, sulle carte, e anche sui bit. Al sudore e all'intelligenza non basta sostituire la passione ideologica per capire come stiano davvero le cose. Dobbiamo tutti prendere in mano il manuale del giornalista in 24ore e andare a verificare le fonti delle notizie e delle affermazioni, dobbiamo andare più lenti e più profondi. E' faticoso, lo so, ma non abbiamo alternative se vogliamo capire come stiano le cose. Lo stigma verso il DRM, se è meritato per tutti i DRM di cui parla drm.info non lo è per quello definito all'interno di DMP (Digital Media Project) e che va sotto il nome di IDP (Interoperable DRM Platform). IDP, o iDRM (interoperable DRM) come mi piace chiamarlo, è una bestia parecchio differente da tutti i DRM che avete mai visto, ma per scoprirlo bisogna studiare. Potrò indicarvi qualche scorciatoia, fornirvi qualche sintesi, qualche principio, qualche spiegazione, ma per parlarne con cognizione di causa bisogna studiarlo, bisogna sudarci sopra quasi quanto quelli che ne hanno create le specifiche tecniche, Leonardo e Filippo Chiariglione primi tra tutti.

Ecco, dopo questo sfogo, nei prossimi post comincerò davvero a parlare di iDRM.

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15/11/07

Stigma e DRM/2

Nel precedente post dedicato allo stigma del DRM ho solo annunciato il tema di questa serie. In questo secondo post ho intenzione di cominciare a prendere il toro per le corna.

Per come lo conosciamo da consumatori, il DRM viola numerosi diritti che pensavamo acquisiti nella nostra passata esperienza analogica, il più evidente dei quali, anche se non il solo, è la libertà di scegliere il player con cui godersi quanto acquistato legalmente in rete. E il movimento dell'open source non si è certo lasciato sfuggire l'occasione per screditare ulteriormente una filosofia commerciale basata sulla limitazione dei diritti dei consumatori, reinterpretando l'acronimo del DRM come Digital Restrictions Management.
I giudizi negativi rivolti al DRM sono tanto meritati da avere trovato supporto anche presso alcuni legislatori europei e la sua applicazione ai prodotti dell'industria dell'intrattenimento sembrerebbe essere giunta al capolinea, visto che persino nella recording industry c'è chi sta già rinunciando all'uso del DRM per la protezione di buona parte dei propri cataloghi digitali.

Partendo da simili posizioni parrebbe a prima vista impossibile, soprattutto per chi come me ha sempre sostenuto il FOSS anche per motivi di politica industriale nazionale, saltare la barricata per sostenere che il DRM non è un mostro cattivo, ma persino indispensabile, insieme ad altri interventi tecnologici e normativi, ad abilitare il futuro dei digital media in Italia e nel mondo senza che i ricavi, per ora molto modesti, rimangano comunque nelle mani dei soliti noti, invece di fluire ad alimentare una nuova generazione di artisti e di intermediari tra loro e i consumatori.

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12/11/07

Stigma e DRM/1

Questo è il primo di una serie di post che dedicherò all'innominabile tecnologia di gestione dei diritti d'autore, meglio conosciuto come DRM (Digital Rights Management).

Chi mi conosce solo per le battaglie contro la brevettabilità del software che mi hanno portato anche a Bruxelles o per il mio convinto sostegno al FOSS (Free & Open Source Software), potrà avere l'impressione che mi sia andato di volta il cervello. Chi, invece, mi conosce anche per la partecipazione al gruppo dmin.it non troverà nulla di particolarmente sorprendente in questa serie di post che dedicherò alla rimozione dello stigma che il DRM si è conquistato presso gran parte dei consumatori e presso i sostenitori del FOSS. Arriverò, al termine di questa serie, persino a ribaltare il giudizio sul TPM (Trusted Platform Module), ossia il diavolo in persona.

Parlerò spesso durante questa serie di post  della proposta di dmin.it per i digital media, perché la ritengo molto seria e decisamente interessante per il nostro paese. Tuttavia, pur essendo uno dei membri più attivi di dmin.it, non posso certo rappresentarla in questo spazio personale. Tutto quello che scriverò non rappresenterà quindi la posizione ufficiale di dmin.it sul DRM, sul TPM o su qualsiasi altro tema relativo ai digital media.

In passato ho scritto un articolo sul DRM di Sony-BMG, solo apparentemente in contrasto con quanto andrò a sostenere in questa serie. Se avete voglia di perdere 10 minuti del vostro tempo leggetelo. Credo sia un buon punto di partenza.





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30/10/07

Filmotech/2

In un suo recente post Luca De Biase, raccontando di Filmotech mi chiama in causa, attribuendomi un'idea su cui sto lavorando e che, accoppiata con il marketplace di Filmotech potrebbe, a suo benevolo giudizio, avere un grande futuro. Premetto che l'idea è nata circa un anno e mezzo fa sotto un grande castagno a casa di Leonardo Chiariglione. Come consueto, quando ci vediamo da lui, a Villar Dora, la moglie Anna ci prepara pranzetti succulenti, immancabilmente innaffiati dal vino prelibato del loro piccolo vigneto.  Sono i momenti più creativi dei nostri lunghi incontri cui partecipano sempre, e molto attivamente, sia Filippo che Riccardo, a volte anche Isabella, i tre splendidi figli di Leonardo. Mi fanno sentire in famiglia, anzi mi fanno sentire della famiglia. Leonardo è un uomo soprannaturale per tanti motivi, ma quello che impressiona più di ogni altra cosa è la sua capacità di tirare fuori del buono anche da zucche vuote come la mia. Quel giorno mi ha tirato fuori le basi di quello che sarebbe diventata la proposta di Digital Media in Italia per il sistema di pagamento dei contenuti digitali, che noi chiamiamo sempre digital media. Dopo qualche mese, a una riunione di Digital Media in Italia Stefano Quintarelli, altro instancabile lavoratore e organizzatore, disse: "ragazzi, qui c'è da capire come fare incassing, altro che paying". In pieno ferragosto 2006, mentre me ne stavo beato a Sestri Levante, mi arriva la telefonata di Leonardo:  "Mimmo, ti ricordi quando pranzammo sotto il  castagno? A settembre dobbiamo presentare la proposta completa di Digital Media in Italia , riesci  a buttare giù un paio di paginette per il sistema di pagamento dei digital media per completare la proposta con l'incassing di Stefano?". Come fai a dire di no a Leonardo che ha dedicato tutto se stesso al mondo intero? Impossibile, la sua generosità è contagiosa. Mi trovavo senza connessione internet, quindi senza neppure poter scopiazzare qui e li qualche idea, ma con mio nipote Harald di 14 anni nei dintorni. Ed è stato grazie  a lui, facendo domande a un piccolo adolescente, che ho cominciato a capire qualche cosa. Mi sembrava di essere in un dialogo maieutico di Socrate. Io non ho inventano nulla, era già tutto nella testa di mio nipote Harald. A maggio del 2006 ho presentato al convegno Top-ix di Torino le slide che trovate più sotto, per introdurre il percorso che ha portato alla definizione delle specifiche tecniche del sistema di micropagamenti di Digital Media in Italia. L'idea che Luca De Biase ha generosamente giudicata come innovativa e a complemento di Filmotech credo sia quella che introduce il concetto di incentivazione nel sistema dei micropagamenti. Nessun merito mio, ma di Leonardo, di Stefano e, soprattutto, di Harald Cosenza.

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Cina al virtuale

Leggo su The Register un articolo sulla campagna di virtualizzazione della Cina. SWSoft, produttore di soluzioni di virtualizzazione, ha fatto un accordo con Inspur, costruttore cinese di hardware in forte crescita. L'obiettivo è virtualizzare la Cina prima che VMWare impari a parlare il cinese.

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28/10/07

Bowling a Columbine

Leggendo un articolo di repubblica mi sono ricordato di Bowling a Calumbine di M.Moore, del 2002. Ma ci volevano 60 psicologi e psicoterapeuti per capire che il modus televivendi provoca danni alla salute mentale, quando lui ci era arrivato in quattro e quattro otto?

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